Favola – L’aquila e lo scarabeo di Esopo

(0 commenti) | Commenta | Inserito il mag 29, 2011 in Blog, Fiabe

Una breve favola, scritta tanto tempo fa, che fa riflettere e pensare.

E’ una favola di Esopo (ca 620 a.C. – ca 560 a.C.) e si intitola L’aquila e lo scarabeo.

Da leggere tutta d’un fiato e pensare che non bisogna mai diprezzare qualcuno in quanto tutto si ritorce contro, ci vuole solo tempo affinché accada…una specie di “occhio per occhio, dente per dente”…

L’aquila e lo scarabeo

Un’aquila inseguiva una lepre; la quale, in mancanza d’altri protettori rivolse le sue Suppliche al solo essere che il caso le pose sott’occhio: uno scarabeo. Questo le fece animo e, quando vide avvicinarsi l’aquila, cominciò a pregarla di non portargli via la sua protetta. Ma quella, piena di disprezzo per il minuscolo insetto, si divorò la lepre sotto i suoi occhi. Da allora lo scarabeo, tenace nel suo rancore, non perdette più di vista i nidi dell’aquila: appena essa deponeva le uova, saliva su a volo, le faceva rotolare e le rompeva; fino al giorno in cui, cacciata da ogni parte, l’aquila, che l’uccello sacro a Zeus, si rifugiò presso dì lui e lo scongiurò di trovarle un luogo sicuro per covare. Zeus le concedette di deporre le uova nel suo proprio grembo. Ma quando lo Scarabeo se ne avvide, fece una pallottola di sterco, si levò a volo e, giunto sopra il grembo del dio, ve la lasciò cadere. Zeus, per scuotersi di dosso lo sterco, si alzò e, senz’avvedersene, gettò a terra le Uova. Da allora, dicono, nella stagione in cui compaiono gli scarabei, le aquile non covano.

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Poesia – Non guardare il volto di Victor Hugo

(0 commenti) | Commenta | Inserito il mag 22, 2011 in Blog, Poesie della domenica

E siamo in Francia questa settimana, in particolare nel XIX secolo, l’attraversiomo tutto prima che il poeta in questione scompia…

Un omaggio a Victor Hugo (1802 – 1885) con la bellissima poesia Non guardare il volto. Hugo è scompaso il 22 maggio, domani ricorre uno degli anniversari e mi senbra giusto ricordalo…

Non guardare il volto

Non guardare il volto
fanciulla, guarda il cuore.
Il cuore di un bel giovane è spesso deforme.
Ci sono cuori in cui l’amore non si conserva.

Fanciulla, l’abete non è bello,
non è bello come il pioppo,
ma d’inverno mantiene le foglie.

Ahimè! A che serve dir questo?
Chi non è bello ha il torto di esistere;
la bellezza ama solo la bellezza.
Aprile volge le spalle a Gennaio.

La bellezza è perfetta.
La bellezza può tutto.
La bellezza è la sola cosa che non esiste a metà.

Il corvo vola solo di giorno.
Il gufo vola solo di notte.
Il cigno vola notte e giorno.

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A Tavola! – Taralli con semi di finocchio

(0 commenti) | Commenta | Inserito il mag 9, 2011 in A tavola!, Blog

Uno tira l’altro e non si riesce a smettere facilmente! Cosa sono? I taralli.
Semplici da preparare, sono una compagnia in quei momenti di relax, uno sfizio in attesa del pranzo o della cena o di qualsiasi altro pasto abbondante.

Il procedimento che vado ad illustrare è quello tipico dei taralli con semi di finocchio, una ricetta di un paese qui vicino (Andria) ma che sicuramente è diffusa in altre parti.

Taralli con semi di finocchio

Ingredienti:

- 500 grammi di farina tipo 00
- 100 ml di acqua
- 150 ml di olio extra vergine d’oliva
- 50 ml di vino bianco secco
- Sale
- Un cucchiaio di semi di finocchio

Preparazione:

- Sul piano di lavoro disponete la farina a fontana, allargate e versate al centro olio, vino, un pizzico di sale e i semi di finocchio.
- Impastate bene fino ad ottenere un composto omogeneo e liscio.
- Dividete l’impasto in più porzioni, formate dei cordoncini e poi tagliateli ogni 8 cm; prendete le estremità e chiudetele formando un anello.
- Scaldare il forno a 200 ° C.
- Portata ad ebollizione abbondante acqua salata, buttate i taralli pochi alla volta, estraeteli appena tornano a galla.
- Disponeteli su un canovaccio pulito.
- Allineate i taralli in una teglia oleata e cuocete in forno per 20 minuti circa, fino a che risulteranno dorati.

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Poesia – Noi non ci bagneremo di Rocco Scotellaro

(0 commenti) | Commenta | Inserito il mag 1, 2011 in Blog, Poesie della domenica

In occasione del Primo Maggio, della festa del lavoro e approfittando anche che sia domenica, e quindi è arrivato il nostro appuntamento fisso con la poesia, propongo in questo articolo dei versi che parlano del lavoro, che fanno immaginare determinate situazioni e ambienti.

La poesia scelta è di Rocco Scotellaro (1923 – 1953) e si intitola Noi non ci bagneremo.

Noi non ci bagneremo

Noi non ci bagneremo sulle spiagge
a mietere andremo noi
e il sole ci cuocerà come la crosta del pane.
Abbiamo il collo duro, la faccia
di terra abbiamo e le braccia
di legna secca colore di mattoni.
Abbiamo i tozzi da mangiare
insaccati nelle maniche
delle giubbe ad armacollo.
Dormiamo sulle aie
attaccati alle cavezze dei muli.
Non sente la nostra carne
il moscerino che solletica
e succhia il nostro sangue.
Ognuno ha le ossa torte
non sogna di salire sulle donne
che dormono fresche nelle vesti corte.

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