Il disco del mese – Viaggio senza vento dei Timoria (1/2)

(0 commenti) | Commenta | Inserito il lug 29, 2010 in Artisti, Blog, Il disco del mese

Dopo qualche parentesi straniera e aver parlato di dischi particolari e degni nota, mi sembra giusto ritornare in Italia e soffermarmi su un album, un concept album, dei primi Anni ’90 davvero ben fatto e ormai diventato storico, un’altra pietra miliare da avere nella propria collezione.

L’album in questione è Viaggio senza vento dei Timoria. Pubblicato nel 1993 e con la bellezza di ventuno tracce, il disco racconta una storia, la storia di Joe – che riporto qui di seguito prima di parlare delle singole canzoni:

Dopo una notte avida di emozioni Joe chiude gli occhi alla partita domenicale del quartiere, vinto dal sonno e dai dubbi.
Viene svegliato dai calci dell’accalappiacani che lo costringe nell’incubo di un canile – prigione – lobotomia per uniformarlo.
Joe, trovata una pistola dai tre colpi d’oro, uccide il suo guardiano.
Comincia così la fuga, consapevole di ciò che si lascia alla spalle.
Da lontano il veggente segue il suo cammino e prevede il loro incontro, grazie al quale Joe vivrà le sue illusioni e i sogni che lo aiuteranno a diventare guerriero, per conquistare la liberà totale.
La nuova forza gli permette di ripartire verso la Città del Sole dove conosce anche l’amore.
Ora un desiderio più forte lo conduce sulla via del ritorno, alla realtà, armato del suo sorriso e della sua esperienza.
Per gente degna di lui.

Come accennato qualche riga fa, è un concept album in stile Rock ma che tocca anche parti di un genere mai dimenticato e fondamentale, oltre che fatto ad alto livello in Italia, quale il Progressive-rock.
In Viaggio senza vento ci sono molte parti che ricordano il progressivo, queste vengono alternate da momenti diversi, da brevi intermezzi più leggeri, a volte jazz e altre volte acustici. E’ un album completo che non ha nulla da invidiare ad altri lavori dello stesso periodo o precedenti…perchè successivamente, almeno secondo me, si è andati sempre calando se si analizza il contesto musicale italiano.

Ma veniamo all’analisi delle canzoni che son contenute nell’album.

Senza vento è il brano d’apertura, presenta sonorità dure, pesanti, chitarre distorte e una voce, quella di Francesco Renga, che fa scintille grazie alla sua espressività e alle tonalità di cui è capace, agli alti e ai bassi, agli acuti e a momenti più leggeri, quasi sussurrati. Molto bello il solo di chitarra di Pedrini che arriva inaspettato e nel momento di massimo volume della canzone. E l’inizio della storia di Joe, lui è pronto per “volare senza vento“, per andare via, per partire, per dare inizio al suo viaggio… La voce fuori campo, in Joe, la seconda traccia, traccia un profilo del personaggio che non ha nessuno che l’aspetta a casa, che è uscito dalla chiesa senza quasi accorgersene e va, comincia a vagare. Ritrovandosi solo, in un ambiente che quasi non l’appartiene, arriva il primo momento di riflessione (Sangue impazzito). Tutto è fermo, è domenica, la città piano piano ricomincia a prendere vita anche se è ancora presto. E Joe è lì, in giro, cammina per strade senza una meta, disorientato ma con l’idea di dove vuole arrivare. E’ come se si trovasse in un labirinto e rivive e rivede quello che prima gli apparteneva e ora non più. Scappa, corre via e non sa se fuggire o rincorrere qualcosa. Non sa il perchè abbia detto addio a tutte quelle cose, sicuramente per bisogno di libertà, ma non se ne rende conto. – Musicalmente Senza vento è un capolavoro: arpeggi di chitarra, distorsioni e tanto altro, momento di silenzio e di “rumore” che si alternano in una sequenza perfetta.

Senza accorgersene Joe viene fermato, scovato da una volante, in uno stato non proprio perfetto: allucinogeno, in compagnia delle sue droghe e vestito malamente “con un paio di jeans da giorni, tra i barboni amici pazzi“. E’ in down e vuole essere lasciato in down. – bello all’interno della canzone Lasciami in down l’uso degli effetti utilizzati da Pedrini e il moog, un rimando a bei tempo musicali che furono, agli Anni ’70.

Il guardiano di cani. Cani, Joe è un cane e dopo essere ripescato letteralmente dalla fogna viene portato in un centro di disintossicazione. Viene trattato malissimo, senza dignità, impaurito e reso obbediente (siediti, alzati). Il guardano è ostile, padrone della nostra vita e predente fedeltà ad ogni costo. – Rock duro per questa canzone e un ritornello che sa di comandamenti con punti da rispettare. Il solo è anche in questo caso distorto e il suono complessivo avvolgente. E così Joe si ritrova a doversi curare (La cura giusta). Magari senza averne voglia ma questo non conta. La sua ribellione è mentale, non viene fuori a parole anche se destinata a scoppiare. – da segnalare nella canzone il lungo solo di flauto di Roberto Soggetti che accompagna il brano alla chiusura.

Ma Joe non può continuare con questa vita e allora si ribella e tenta La fuga. Trova una pistola con tre colpi d’oro, un’occasione per scappare dalla falsità dell’accalappiacani presa al volo, fino alla libertà.

Finalmente libero Joe ricomincia il suo viaggio che lo porterà verso oriente, è lì che nasce il sole, è lì che si sentirà vento che si rincorre, in una pace che gli è mancata da tempo ma che piano piano ritorna. – Stupenda Verso oriente grazie anche alla collaborazione con un grande artista come Eugenio Finardi, che impreziosisce il pezzo, e a una musica dolcissima che culla e che ricorda luoghi lontani.

…continua…

Scritto da Mac La Mente

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