Il disco del mese – Sono solo canzonette di Edoardo Bennato

(3 commenti) | Commenta | Inserito il feb 28, 2009 in Artisti, Blog, Il disco del mese

E siamo giunti al settimo appuntamento con la rubrica de Il disco del mese. Dopo aver parlato di grandi album degli anni ’70 e ’90, la scelta per questo mese ricade sul decennio centrale e su un disco di un artista italiano sempre molto originale sia per musiche che per testi: Edoardo Bennato e il suo Sono solo canzonette.

L’album è del 1980, proprio all’inizio del decennio, ed è composto da 8 tracce. Della durata di 40 minuti, questo concept è chiaramente ispirato alla favola di Peter Pan e infatti all’interno dei brani rivivono tutti i personaggi chiave: Capitan Uncino, il marinaio Spugna, i genitori dei bambini, il coccodrillo e lo stesso Peter Pan.
Sono solo canzonette rispecchia i lavori precedenti di Bennato e, anche se pubblicato nel marzo del 1980, è ancora legato agli album degli anni ’70 ed è molto differente dai lavori successivi in cui Bennato comincerà ad utilizzare batteria elettronica, suoni di campionatori e basi fatte al computer.

In Solo sono canzonette è ancora vivo lo spirito del menestrello napoletano cui viene abitualmente paragonato Bennato, i suoni sono molto grezzi e gli spazi lasciati all’armonica – che lo stesso Bennato suona – ai tamburelli e alle percussioni è molto ampio. Questo è un album che potrebbe benissimo essere suonato solo con questi tre strumenti accompagnati da una chitarra e naturalmente dalla voce, ma non una voce qualsiasi, perché il cantato di Edoardo Bennato è particolare, capace di modulazioni uniche e bellissime, di acuti e bassi davvero straordinari.

La canzone che apre il disco è Ma che sarà… dove ci si interroga e ci si pone domande su quello che verrà, su quello che l’album racconterà in seguito. Interrogativi sulla propria capacità di sognare e di evadere dalla realtà, di essere capaci di ritornare bambini e di considerare tutto come fosse un gioco, senza prendersi troppo sul serio. Questo è uno degli aspetti caratteristici che Bennato ribadisce più volte, non solo nel disco, ma nel corso della sua carriera: bisogna saper sognare. All’interno del brano Ma che sarà… è da segnalare la presenza di un sax che esegue diversi soli e una voce al megafono come quella che si sente durante i comizi elettorali, un richiamo a prestare attenzione.

Attenzione necessaria in quanto arriva Il rock di Capitan Uncino. Come da titolo, l’arrangiamento per questo brano è rock, ci sono una chitarra distorta e un ritmo trascinante. La canzone comincia con un grido di richiamo per gli altri pirati, un incitamento che Capitan Bennato rivolge a tutti: pirati, musicisti e fan. Ritmicamente, la canzone fa ballare, muovere e nello stesso stare attenti perché Peter Pan potrebbe sbucare all’improvviso e non si deve essere impreparati anzi, bisogna essere pronti all’arrembaggio. Molto bello il coro, in contrasto con il ritmo. E’ un coro scuro, dove i pirati confermano di essere veri pirati e di lottare contro il sistema, di andare contro tutto e tutti, senza mai fermarsi.

Proseguendo nella favola, si arriva Nel covo dei pirati, dove finalmente si trova un momento di calma: infatti la canzone è molto lenta, sono la chitarra e gli strumenti a fiato a comporre la musica. Nel covo dei pirati c’è poco da scherzare, bisogna rispettare le regole. Anche i pirati hanno un codice e chi decide di diventarlo è come se firmasse un contratto inscindibile: si è pirati per tutta la vita e si naviga senza paura, affrontando quello che accadrà. Chi finisce nel covo dei pirati non ha scampo, il principe azzurro non arriverà a salvare la gentile donzella, dai pirati devi aspettarti di tutto, anche le boccacce!
Nel covo c’è sempre chi comanda e quando il capo non c’è è Spugna che prende le redini. Ed è proprio Spugna che si racconta in Dopo il liceo che potevo far. Il braccio destro di Capitan Uncino si descrive come una persona che non avrebbe potuto far altro se non il pirata. La canzone musicalmente è geniale, suonata da un’intera big band anni ’50. Sono tanti gli strumenti che partecipano, fiati e piatti la fanno comunque da padroni in questo brano.

Ma Peter Pan dov’è? Siamo arrivati a metà disco e ancora non s’è visto. Eccolo! Appare in questo momento, è lui che racconta la storia principale della fiaba e lo fa nel brano L’isola che non c’è, la sua casa, quella che si raggiunge seguendo la “seconda stella a destra, questo è il cammino”. L’isola che non c’è è un posto magico, sembra non esistere proprio perché è impensabile un luogo senza guerre, senza santi né eroi. Musicalmente anche questo brano è lento, ripropone gli stessi strumenti principali de “Il covo dei pirati”, ovvero tanta chitarra che accompagna la voce di Bennato più volte modulata in acuti e bassi.

Sull’isola che non c’è però non si incontrano solo pirati e bambini, c’è anche l’antagonista per eccellenza del cattivo Uncino, ovvero il coccodrillo. Tocca a lui raccontarsi questa volta e lo fa in Rockoccodrillo, dove dice di stare attenti, sempre svegli perché lui arriva quando meno te l’aspetti. E’ pronto a colpire. Questa canzone comincia con un ticchettio di lancette perché il coccodrillo nella favola, prima di mangiare la mano di Uncino, ha inghiottito un orologio. E’ lui il più cattivo di tutti, i pirati a confronto sono buoni. Caratteristico il suono della ciaramella (strumento a fiato) insieme ad un sax baritono: questi due strumenti abbassano e oscurano l’atmosfera, non solo, danno un senso di andamento oscillante, una zampa per volta, proprio come cammina un coccodrillo che non va di fretta. Bello anche il kazoo che appare dopo la metà del brano. Con i suoi sei minuti è la canzone più lunga dell’album.

Ma non è tutto oro quello che luccica: i genitori dei bambini non vogliono che i loro figli seguano Peter Pan, vogliono che i ragazzi abbiano i piedi per terra e non la testa fra le nuvole ed è per questo che decidono di ribellarsi. Compito affidato a Tutti insieme lo denunciam, una vera e propria aria. Qui non è Bennato che canta, il dialogo è affidato ad una voce maschile e una femminile seguite da un coro solenne. Questa canzone sembra un’opera lirica, comincia con dei movimenti eseguiti dagli strumenti prima del canto. Personalmente mi ricorda Rossini, non so, l’ho sempre paragonata al Barbiere di Siviglia o ad altre opere simili.

Come tutte le fiabe però arriva sempre una fine. La canzone di chiusura è Sono solo canzonette – canzone che da il titolo all’intero album. Ha un ritmo movimentato, quasi da presa in giro e allo stesso tempo chiede scusa perché quello che si è raccontato è solo un gioco, un sogno vissuto e bello da ricordare. Ci sono immagini in questa canzone che riportano indietro nel tempo e questo lo si capisce già dalle prime parole: “Mi ricordo che anni fa…” che poi prosegue raccontando i sogni che lo stesso Bennato non ha mai smesso di fare.

Il concept album Sono solo canzonette in generale è molto bello e vario. Ogni canzone è diversa dalle altre dal punto di vista musicale ma tutte sono legate insieme dal filo conduttore, ovvero la storia dell’eterno bambino, colui che non vuol crescere perchè gli piace tanto sognare: Peter Pan.

Tracklist:

1. Ma che sarà…
2. Il rockdi Capitan Uncino
3. Nel covo dei pirati
4. Dopo il liceo che potevo far
5. L’isola che non c’è
6. Rockoccodrillo
7. Tutti insieme lo denuciam
8. Solo solo canzonette

Testi e musiche di Edoardo Bennato.

Anche sul forum parliamo di Edoardo Bennato in questo topic: Un burattino senza fili: Edoardo Bennato.

Scritto da Mac La Mente

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Televisione – Sanremo 2009, un commento sulle canzoni

(3 commenti) | Commenta | Inserito il feb 24, 2009 in Blog, Televisione

La 59/ma edizione del Festival di Sanremo, il festival della canzone italiana, è finita sabato notte ed ha decretato come vincitore Marco Carta, già vincitore della trasmissione Amici nel 2008.

Questo articolo lo scrivo solo ora perché ci son voluti più di due giorni per digerire e mandar giù una vittoria che non mi sarei mai aspettato. Non prenderò in considerazione le voci e le polemiche che ho letto in questi giorni, quello che scrivo è il mio personale parere sulle canzoni. Farò un breve commento per ognuna di esse, a volte parlerò della musica, altre del testo che l’artista ha proposto, a volte elogerò e altre criticherò in base alle mie preferenze, perchè non sono un critico ma un ascoltatore, non sono un discografico ma un consumatore di musica con gusti personali e a questi rimarrò fedele.

Bene, terminata questa doverosa premessa, ecco il commento delle canzoni che hanno partecipato al Festival di Sanremo ’09.

Il paese è reale degli Afterhours. Fedeli al loro stile, più maturi, sono stati eliminati alla prima serata. Me l’aspettavo perché vedendoli sul palco sembravano pesci fuor d’acqua, in un ambiente non adatto a loro. La canzone ha vinto il Premio della critica e riscuoterà senz’altro successo, sarebbe andata così anche se non avessero partecipato a Sanremo. Gli Afterhours sono un gruppo da apprezzare e la canzone da ascoltare, diversa da altri loro lavori ma non meno bella.

L’amore è sempre amore di Al Bano. E’ questa la prima canzone d’amore del Festival, ce ne sono molte altre. Di voce Al Bano ne ha e credo che molti lo sappiano, ma non si possono cantare tutte le canzoni alla stessa maniera, dopo si diventa monotoni e ci si stanca, infatti a me ha stancato. Mi dispiace, è ora che si rinnovi se vuole andare avanti.

Biancaneve di Alexia feat. Mario Lavezzi. Questa, insieme a quella di Francesco Renga, è una delle canzoni che preferisco. Per un attimo ho visto Alexia come vincitrice, mi sono sbagliato. Alexia ha voce e lo stile dei suoi esordi – la ricordo in brani disco – è lontano. E’ cresciuta e per l’occasione viene accompagnata da un maestro di tutto rispetto quale è Mario Lavezzi. Complimenti. Il testo non è impegnativo ma simpatico.

La forza mia di Marco Carta. All’improvviso uno sconosciuto vince il Festival più popolare d’Italia. Avrà un futuro? Si fermerà qui? Per quanto mi riguarda sono più le domande che le risposte. Una canzone da teenager, strofa-ritornello-strofa, uguale a tante altre. Il successo avuto è eccessivo.

Il mio amore unico di Dolcenera. E’ crescita la ragazza e si vede anche dal nuovo look. La voce è diversa dagli esordi ma il brano le sta bene addosso. Un arrangiamento curato e con distorsioni di chitarra che riportano all’origine della carriera, a quella vena forse di ribellione che ancora non è scomparsa del tutto. Un’altra canzone d’amore più movimentata delle altre.

Vivi per un miracolo dei Gemelli Diversi. Non ho ancora capito cosa siano andati a fare a Sanremo. I Gemelli Diversi a me non piacciono ma anche per loro vale lo stesso discorso fatto per gli Afterhours. Avranno successo indipendentemente dal Festival. “Ce l’hai un attimo per me”? No, preferisco fermarmi all’ascolto fatto durante la kermesse.

Una piccola parte di te di Fausto Leali. E’ un piacere ascoltare il signor Leali. La sua voce è inconfondibile, graffiante e energica, unica nel suo genere. Bell’apertura per l’inciso di questo brano, una pausa e poi si parte aumentando il volume. Il passaggio non è una novità ma all’interno della canzone ci sta bene, tanto bene che si ripeterà anche più in là nel pezzo.

L’Italia di Marco Masini. Paradossalmente sarebbe stata da contestare più questa canzone di Masini che quella di Povia. Vi vengono esaltati gli aspetti negativi dell’Italia ma anche la nostra abitudine di piangerci addosso di fronte ai problemi. Ci sono momenti all’interno del brano che mi ricordano La canzone popolare di Fossati e credo che per Masini questo paragone non possa che rappresentare un complimento!

Più sole di Nicky Nicolai e Stefano di Battista. Chi conosce questo duo sa che la sua musica è di alto livello e la canzone “Più sole” rispetta questa tradizione. Anche Nicky Nicolai e Stefano Di Battista sono stati eliminati prima della finale, c’era da aspettarselo. Musicalmente ci sono buoni arrangiamenti, un sax che fa la differenza e che accompagna un cantato che ricorda Mina, ma Mina è intoccabile e forse è questo che non ha permesso loro di andare avanti. Da ascoltare più volte per capirla in pieno.

E io verrò un giorno la’ di Patty Pravo. La classe non è acqua per Patty Pravo. Dimostrazione che la bravura non ha età anche se la canzone richiederebbe più voce in alcuni passaggi, ma lei è bravissima e con l’interpretazione riesce a colmare questa mancanza. Unica Patty!

Luca era gay di Povia. Quante polemiche ci sono state intorno a questa canzone! Dopo averla ascoltata ci si rende conto che è una come tante, orecchiabile, il ritornello rimane in testa, è una storia e neanche tanto originale. Semmai è il contorno della canzone che avrebbe potuto far discutere: frasi fatte sul palco – come se la verità la conoscesse solo Povia – e un sorrisetto antipatico seguito da una mossa durante il verso “e adesso sta con lei”. Un atteggiamento che avrebbe potuto risparmiarsi.

L’opportunità di PupoPaolo BelliYoussou N’Dour. Hanno avuto un’opportunità e non l’hanno sfruttata. Non è male come canzone, l’interpretazione e la parte affidata a Yousson N’Dour sono da apprezzare. A questa voce si accostano nel miglior modo possibile quelle di Pupo e Paolo Belli.

Uomo senza età di Francesco Renga. Per me è la vera vincitrice del festival. E’ una canzone difficile da ricordare e intonare, ricorda un’opera lirica – Nessun dorma – la potenza di questo brano è nella voce di Renga che non ha eguali. E’ lei la protagonista, la musica è un contorno che riempie gli spazi. Un esperimento riuscito bene, un rischio affrontato e superato alla grande.

Non riesco a farti innamorare di Sal Da Vinci. Un altro Gigi D’Alessio? C’era da aspettarselo visto che D’Alessio è coautore della canzone. Melodia al 100%, pulizia del suono in tutti i passaggi però non la si può ascoltare più di una volta se non si ama quel genere.

Il bosco delle fragole di Tricarico. Una vita tranquilla ne Il bosco delle fragole! No, non è una presa in giro. Le due canzoni presentate al Festival, una l’anno scorso e l’altra quest’anno, sono la conferma che la creatività a Tricarico non manca. Geniale in alcuni passaggi musicali. Si ascolta con piacere.

Ti voglio senza amore di Iva Zanicchi. Quando l’ascolto cantare Zingara mi fa venire la pelle d’oca, qui meno. Resta una brava interprete ma come per Al Bano è il momento di rinnovarsi. La musica e gli anni passano, si va avanti.

Una nota a parte merita la canzone vincitrice della categoria Nuove Proposte: Sincerità di Arisa. E’ una canzone semplice ma allo stesso tempo ben arrangiata, allegra e simpatica, si ascolta con piacere tante e tante volte. Sincerità comincia e termina con il ritornello, ha un andameno che fa dondolare. La vittoria raggiunta è meritata.

Scritto da Mac La Mente

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Pentagramma – Innocent When You Dream di Tom Waits (3/3)

(3 commenti) | Commenta | Inserito il feb 21, 2009 in Artisti, Blog, La musica del tempo

Pentagramma – Innocent When You Dream di Tom Waits (1/3)
Pentagramma – Innocent When You Dream di Tom Waits (2/3)

Inserisco qui di seguito il video e il testo e la mia traduzione di Innocent When You Dream.

Prima però voglio sottolineare come il brano si possa considerare uno dei più significativi ed emblematici dell’arte di Tom Waits. Come, del resto, credo dimostri la scelta non casuale del titolo di un libro pubblicato negli Stati Uniti nel 2005 , libro che raccoglie interviste all’artista e articoli, recensioni e interventi pubblicati su di lui dagli anni ’70 al 2004: “Innocent When You Dream: The Tom Waits Reader“.

   
Innocent When You Dream
(Barroom)
Innocente quando sogni
(Interno bar)
   
The bats are in the belfry I pipistrelli sono nel campanile
The dew is on the moor La rugiada è sulla brughiera
Where are the arms that held me Dove sono le braccia che mi stringevano
And pledged her love before E un tempo mi assicuravano il suo amore?
And pledged her love before E un tempo mi assicuravano il suo amore?
   
And it’s such a sad old feeling Ed è una vecchia sensazione così triste
All of the fields are soft and green Tutti i campi sono soffici e verdi
And it’s memories that I’m stealing E sono i ricordi quelli che sto rubando
But you’re innocent when you dream Ma sei innocente quando sogni
When you dream Quando sogni
You’re innocent when you dream Sei innocente quando sogni
When you dream Quando sogni
You’re innocent when you dream Sei innocente quando sogni
   
I made a golden promise Ho fatto una promessa speciale,
That we would never part Che non ci saremmo mai separati,
I gave my love a locket Ho dato un medaglione al mio amore
And then I broke her heart E poi le ho spezzato il cuore
And then I broke her heart E poi le ho spezzato il cuore
   
And it’s such a sad old feeling Ed è una vecchia sensazione così triste
All of the fields are soft and green Tutti i campi sono soffici e verdi
And it’s memories that I’m stealing E sono i ricordi quelli che sto rubando
But you’re innocent when you dream Ma sei innocente quando sogni
When you dream Quando sogni
You’re innocent when you dream Sei innocente quando sogni
When you dream Quando sogni
You’re innocent when you dream Sei innocente quando sogni
   
Running through the graveyard Correndo nel cimitero
We laughed my friends and I Ridevamo, i miei amici ed io,
we swore we’d be together Giuravamo che saremmo stati insieme
Until the day we died Fino al giorno della nostra morte
Until the day we died Fino al giorno della nostra morte
   
And it’s such a sad old feeling Ed è una vecchia sensazione così triste
All of the fields are soft and green Tutti i campi sono soffici e verdi
And it’s memories that I’m stealing E sono i ricordi quelli che sto rubando
But you’re innocent when you dream Ma sei innocente quando sogni
When you dream Quando sogni
You’re innocent when you dream Sei innocente quando sogni
When you dream Quando sogni
You’re innocent when you dream Sei innocente quando sogni
   
And it’s such a sad old feeling Ed è una vecchia sensazione così triste
All of the fields are soft and green Tutti i campi sono soffici e verdi
And it’s memories that I’m stealing E sono i ricordi quelli che sto rubando
But you’re innocent when you dream Ma sei innocente quando sogni
When you dream Quando sogni
You’re innocent when you dream Sei innocente quando sogni
When you dream Quando sogni
You’re innocent when you dream Sei innocente quando sogni
   

Il video che ho scelto di inserire è tratto da Smoke, un film del 1995, diretto da Wayne Wang e Paul Auster e a cui Waits collaborò per la colonna sonora, utilizzando Innocent When You Dream per la chiusura del film.

Le note dolci e dolenti della canzone accompagnano le splendide immagini in bianco e nero della storia su cui scorrono i titoli di coda, storia per cui non potrebbe esserci, a mio parere, accompagnamento musicale più adatto.

Per chi non lo avesse visto, le immagini si riferiscono all’episodio del film “Il racconto di Natale di Auggie Wren” (tratto dal bellissimo racconto omonimo di Paul Auster), la storia che il protagonista del film, Auggie Wren, narra a uno scrittore in crisi creativa per dargli l’idea per un racconto da pubblicare a Natale.
In sintesi: Auggie, proprietario di una tabacchiera, racconta che una volta, inseguendo invano un ladruncolo che aveva rubato delle riviste nel suo negozio, trova il portafogli perso dal ragazzo in fuga. Il giorno di Natale decide di andare a restituirglielo. Ma all’indirizzo trovato sui documenti nel portafoglio trova solo un’anziana donna cieca, probabilmente la nonna del ragazzo. Lei finge di riconoscere in lui il nipote andato a trovarla, lui, forse perché a sua volta solo il giorno di Natale, finge di essere il ragazzo e passa la giornata insieme a lei, rendendola felice per la compagnia. Prima di andarsene, però, forse come risarcimento per le riviste rubate dal ragazzo, ruba una macchina fotografica trovata in bagno tra molte altre, probabilmente refurtiva di furti commessi dal suo ladruncolo.
Tempo dopo, tornato a trovare l’anziana signora, scopre che non abita più lì. Probabilmente è morta e, se è così, lui, senza saperlo le ha fatto compagnia nell’ultimo Natale della sua vita.

Segnalo infine anche il video con l’interpretazione di Waits – più teatrale rispetto a quella del film – tratta da Big Time, un film-documentario del 1988, realizzato parte in studio e parte ripreso duranti i concerti del tour di Waits del 1987.
Video da Big Time : Innocent When You Dream

Scritto e tradotto da Vianne

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Pentagramma – Innocent When You Dream di Tom Waits (2/3)

(1 commento) | Commenta | Inserito il feb 20, 2009 in Artisti, Blog, La musica del tempo

Pentagramma – Innocent When You Dream di Tom Waits (1/3)
Pentagramma – Innocent When You Dream di Tom Waits (3/3)

Nell’articolo precedente ho cercato di raccontare come è nato, in che contesto si colloca e qual è il senso generale di Innocent When You Dream.

Ora, prima di inserirne il testo e la mia traduzione voglio fare qualche osservazione più specifica sul brano.

La sua caratteristica più evidente, sia a livello di testo che di musica, è l’essere tutto costruito e giocato su ambiguità e polivalenza di immagini, significati e suoni che sfumano gli uni negli altri. Proprio come accade nelle immagini e nei significati dei sogni: del resto la canzone è il racconto di un sogno.

Per essere più chiara: a livello musicale ambiguità e polivalenza emergono sia nella melodia che, ancora di più, nel contrasto tra melodia e interpretazione.
Il brano è dolce e dolente ed è caratterizzato dal suono dell’organetto. E’ un valzer lento, potrebbe sembrare un valzerino viennese di inizio Novecento, in cui risuonano però anche il cabaret tedesco degli anni di Weimar e di Kurt Weil (immaginate Marlene Dietrich nell’Angelo Azzurro) e le ballate blues dei cantautori da strada.
Alla dolcezza musicale si contrappone un’interpretazione stralunata e altalenante, come se l’interprete fosse una persona in dormiveglia o un ubriaco con la ciucca triste.
E da questo insieme di parti apparentemente dissonanti e in contrasto tra loro emerge insieme musicale bellissimo e dal fascino onirico, una ballata profondamente nostalgica, sognante e malinconica.

Lo stesso è per il testo.
Qui l’ambiguità e la polivalenza emergono fin dal primo verso basato su un gioco di parole purtroppo intraducibile in italiano. L’inglese “the bats are in the belfryi pipistrelli sono nel campanile”, oltre ad avere valore letterale, fondamentale per costruire il paesaggio della canzone, ne suggerisce anche uno metaforico sul personaggio che canta. Il verso richiama infatti l’espressione “have bats in the belfryavere i pipistrelli nel campanile”, un modo di dire, un po’ arcaico ma comunque comprensibile ad evocativo per un parlante inglese, che significa “comportarsi in modo strano, folle, bizzarro; non esserci molto con la testa”. ; Il modo di dire equivalente in italiano, inutilizzabile però nel contesto della canzone, potrebbe essere “avere le pigne nel cervello”.

L’ambiguità prosegue nell’uso del verso “dreamsognare”, che, in inglese come anche in italiano, racchiude in se’ diversi significati: si sogna quando si dorme; ma si sogna anche quando si fantastica a occhi aperti (le illusioni, le fantasticherie, anche le fantasticherie sui propri ricordi); e si sogna quando si desidera ottenere o realizzare qualcosa.
E appunto il ritornello “you’re innocent when you dreamsei innocente quando sogni” può riferirsi a tutte e tre le attività.

Ma il massimo valore sfumato, evocativo e inafferrabile di più significati, è nel verso chiave della canzone, “and it’s memories that I’m stealinge sono i ricordi quelli che io sto rubando”, dove i ricordi potrebbero essere i sogni, o le fantasie, o un passato ricordato in modo più roseo di quanto fosse, o altro ancora. Ma qualunque cosa di faccia con questi ricordi o sogni o fantasie, si è sempre innocenti, dice Waits: “And it’s memories that I’m stealing/But you’re innocent when you dreamE sono i ricordi quelli che sto rubando/ma sei innocente quando sogni

Per finire, ambiguità e polivalenza stanno nel contrasto tra le immagini inquietanti che vengono utilizzate (campanili pieni di pipistrelli, brughiere deserte, cimiteri notturni) e i ricordi affettuosi che evocano (l’amata, gli amici).
Come per la musica – con cui il bellissimo testo è in perfetta corrispondenza – l’insieme che emerge da parti così apparentemente sconclusionate, è un vero e proprio paesaggio onirico che sfuma continuamente dal sogno al ricordo e viceversa e suscita nostalgica e dolente malinconia.

Il testo e la traduzione nel prossimo articolo.

(continua)

Scritto da Vianne

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Pentagramma – Innocent When You Dream di Tom Waits (1/3)

(0 commenti) | Commenta | Inserito il feb 19, 2009 in Artisti, Blog, La musica del tempo

Pentagramma – Innocent When You Dream di Tom Waits (2/3)
Pentagramma – Innocent When You Dream di Tom Waits (3/3)

Innocent When You Dream è uno dei brani più belli e probabilmente più conosciuti di quello straordinario maestro della musica del Novecento che è Tom Waits.

Ballata malinconica e struggente, ma pure venata a tratti dall’inconfondibile ironia dell’autore, la canzone fu composta nel 1986 quale tema della commedia musicale Frank’s Wild Years, pièce scritta da Tom Waits e dalla moglie Kathleen Brennan e messa in scena nello stesso anno dalla Steppenwolf Theatre Company di Chicago con Tom Waits nelle vesti del protagonista Frank, un musicista sognatore e vagabondo alla ricerca di un improbabile, se non impossibile, posto al sole.
Nel 1987 fu poi pubblicata nello splendido album Franks Wild Years che riunisce i brani dell’opera teatrale insieme ad altri inediti.

Questa canzone è quindi parte di un insieme. Godibilissima e stupenda da sola, acquista però ancora più spessore e si arricchisce di infinite sfumature e risonanze, che consentono di apprezzarla e goderla nella sua pienezza, se vista all’interno dell’opera cui appartiene. Anzi, della duplice opera: da un lato il lavoro teatrale e il disco che la contiene; dall’altro la trilogia di cui il disco fa parte.

Infatti l’album è da ascoltare come terza parte della trilogia scritta da Waits negli anni ’80 e costituita da Swordfishtrombones del 1983 (uno dei cui brani più intensi si intitola non a caso Frank’s Wild Years), Rain Dogs del 1985 e, appunto, Franks Wild Years del 1987.

La trilogia a livello tematico è dedicata a rappresentare e cantare il mondo degli emarginati, dei sognatori, dei reietti, di quei rain dogs, i vagabondi e i senzatetto, che rappresentano l’altra faccia della società.

A livello musicale è dedicata alla sperimentazione e alla ricerca di sonorità capaci di raccontare ed esprimere dall’interno quel mondo, un mondo che l’artista ben conosceva per averne fatto parte per anni.
Per trovarle Waits si rivolge a tutte le forme di musica tradizionale e popolare americana, afroamericana ed europea: attinge dal folklore e dal teatro musicale, in particolare di Kurt Weil, dal cabaret e dal blues, dal rock e dai crooner (i cantanti alla Frank Sinatra), dal jazz e dalla musica da strada. Attinge e stravolge, deforma, distorce e contamina tra loro le sue fonti, per poi distillarne suoni e ritmi asimmetrici e dissonanti che la sua genialità artistica e il suo incredibile istinto musicale elaborano e fondono in un tessuto sonoro nuovo, originalissimo e perfetto. Una creazione musicale con la quale Tom Waits, grazie anche all’uso di strumenti di ogni provenienza – dal pianoforte alle marimbe e alle maracas, dalle chitarre elettriche al banjo e all’organetto – e di quello strumento stupefacente e unico che è la sua voce, riesce a raccontare come mai nessuno aveva fatto prima quel mondo parallelo degli invisibili e dei vinti che popolano il wild side, il lato disabitato e selvaggio, del sogno americano.

Tutto questo si ritrova nella pièce, nel disco e, naturalmente, in Innocent When You Dream. La canzone, come ho già detto, rappresenta il tema della commedia musicale, e viene quindi ripetuta più volte nei momenti topici dello spettacolo. Anche nell’album viene presentata in due versioni, una estesa nella sezione iniziale, Innocent When You Dream (Barroom), e una ridotta a chiusura del lavoro, Innocent When You Dream (78), a creare una struttura quasi circolare che racchiude in se’ l’intera storia di Frank.

Ma qual è questa storia, e quindi anche la storia del brano?
Frank è un suonatore di organetto che decide di abbandonare il suo paesino per andare a cercare fortuna nelle grandi città. Ma in città non c’è posto per lui e per la sua musica e, povero in canna e senza alcuna prospettiva, l’uomo si addormenta su una panchina e sogna. Sogna di tornare al suo paese, di ritrovare gli amici e la donna che ha amato, sogna di raccontare i suoi (inesistenti) successi. E finisce invece per raccontare la sua vera storia: la storia di un sognatore che, frustrato nel suo desiderio di realizzare il grande sogno, vive la vita randagia del reietto che non sa, non può e non vuole integrarsi nell’american way of life.

In particolare, Innocent When You Dream racconta il momento in cui Frank sogna di tornare al suo paese e ricorda la donna che ha amato e gli amici, tutti abbandonati per inseguire il suo sogno. Forse si sente in colpa, forse vorrebbe poter tornare indietro e cambiare le scelte che ha fatto. O forse no, forse rifarebbe tutto, chissà…
Ma in ogni caso, quale che sia il suo sentimento e quali che siano o siano state le sue scelte, i suoi sogni non hanno alcuna colpa. Perché quando si sogna si è sempre innocenti.

(continua)

Scritto da Vianne

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