Il disco del mese – Animals dei Pink Floyd (3/3)

(7 commenti) | Commenta | Inserito il gen 31, 2009 in Artisti, Blog, Il disco del mese

Il disco del mese – Animals dei Pink Floyd (1/3)
Il disco del mese – Animals dei Pink Floyd (2/3)

Animals, uscito in Gran Bretagna in un clima musicale dominato dal punk e dalla contestazione e rifiuto del rock, è di certo l’album più duro, deciso e dissacrante dei Pink Floyd, tanto che potrebbe essere visto come risposta del gruppo alle accuse e alla sfida lanciate dal nuovo movimento.
Ma così non è. O meglio, se a livello generale i Pink Floyd avranno senz’altro respirato e rielaborato le nuove sonorità che si stavano diffondendo, a livello compositivo il disco nasce ben prima dell’affondo punk al rock.
Infatti i suoi due brani principali, Dogs e Sheep, furono composti e regolarmente eseguiti durante il tour della band del 1974, secondo la tecnica abituale del gruppo di creare i nuovi pezzi e testarli nei concerti prima di rielaborarli in studio e inserirli negli album.
I due brani, rispettivamente intitolati nel ’74 You Gotta Be Crazy e Raving and Drooling, avrebbero dovuto essere inseriti in Wish You Were Here, ma furono poi esclusi perché non consoni al concept di quel disco.
Quando nel 1976 i Pink Floyd decisero di tornare in studio, You Gotta Be Crazy e Raving and Drooling furono ripresi e, cambiato il titolo, divennero il nucleo costitutivo del nuovo concept.
E credo che l’uso di materiale creato ben prima che si parlasse di punk sia stata la risposta più efficace che i “vecchi dinosauri” potessero dare a chi li accusava di non sentire lo spirito dei tempi.

Del resto basta ascoltare il disco e considerarne i singoli brani per rendersi conto di come ancora oggi il lavoro non solo non sia invecchiato, ma sia più attuale e godibile che mai sia a livello musicale che testuale.

Track list

1. Pigs on the Wing pt. 1 (1:24) – Waters, cantata da Roger Waters
2. Dogs (17:06) – Gilmour, cantata da David Gilmour e, nella parte finale, da Roger Waters
3. Pigs (Three Different Ones) (11:28) – Waters, cantata da Roger Waters
4. Sheep (10:21) – Waters, cantata da Roger Waters
5. Pigs on the Wing pt. 2 (1:27) – Waters, cantata da Roger Waters

Tutti i testi sono di Roger Waters.
I crediti di Sheep sono interamente attribuiti a Waters ma, stando alle dichiarazioni di David Gilmour, quest’ultimo avrebbe contribuito alla sua composizione.

Pigs on the Wing, pt. 1 – L’album si apre con le note di chitarra acustica e le parole d’affetto che Roger Waters dedica alla sua compagna cui dichiara che, senza una persona con cui condividere affetto e sostegno, si sarebbe condannati a vagare senza meta, a passare la vita tra noia e dolore, tra ricerca di qualcuno cui dare la colpa del nostro malessere e ricerca di una difesa dai pericoli che ci possono piombare addosso.
Il titolo della canzone fa riferimento a un modo di dire usato dai piloti britannici durante la Seconda guerra mondiale per indicare “i porci volati”, gli aerei nemici che giungono inattesi o non visti e colpiscono di sorpresa.

Dogs – Mentre sfumano le note della chitarra acustica parte in lontananza l’intro della chitarra su cui poi si appoggia il cantato di David Gilmour che introduce il primo tipo di essere umano: i cani.
Allegoria degli arrampicatori sociali, degli uomini d’affari, degli arrivisti a tutti i costi, di tutti quegli individui, tracotanti e prepotenti, che per raggiungere i propri scopi non guardano in faccia nessuno e sono pronti a colpire alle spalle, a tradire la fiducia e a commettere ogni nefandezza, sono individui crudeli ma allo stesso tempo tragici.
Condannati a stare perennemente in guardia contro tutto e tutti per evitare di essere a loro volta calpestati, sono destinati a morire soli, divorati dal cancro o trasformati in pietra, la pietra delle loro colpe.
Ma la vera tragedia dei cani emerge nel momento in cui si rendono conto di essere stati usati e manipolati da qualcuno che li ha addestrati per renderli come sono. Qualcuno che è il vero detentore del potere.

A livello musicale Dogs è un pezzo potentissimo, caratterizzato dal ritmo martellante della chitarra, da alcuni effetti speciali stupefacenti e da due tra i più begli assoli di chitarra di David Gilmour.
Segnalo soprattutto il primo, bellissimo assolo, durante il quale, l’introduzione del lugubre latrato dei cani realizzato col vocoder riesce letteralmente a ricreare l’immagine di una inquietante palude percorsa da cani selvatici in caccia.
L’altro effetto speciale è quello creato per “mostrare” la trasformazione del cane in pietra per il peso dei suoi crimini: la parola “stone”, “pietra”, viene ripetuta moltissime volte e distorta fino a far sentire la trasformazione da corpo a pietra che sprofonda e viene risucchiata dal fango della palude, mentre in lontananza risuonano lugubri gli ululati dei cani. E’ un’immagine sonora che fa accapponare la pelle.

Pigs (Three Diferent Ones) – Dogs termina col dubbio che i cani siano esseri manipolati da qualcuno che è il vero detentore del potere. E mentre sfumano le ultime, tragiche note del brano, arriva la risposta: dei grugniti di maiale su cui parte poi l’intro di tastiere.
Pigs è una canzone di un sarcasmo feroce e caustico, Roger Waters riversa tutto il suo disprezzo verso gli individui che, apparentemente inoffensivi e perfino ridicoli, sono in realtà i più pericolosi perché riescono ad ottenere il massimo potere in tutti i campi fingendosi diversi da quello che sono, nascondendosi dietro a un’untuosa ipocrisia e al falso perbenismo.
La canzone è divisa in tre strofe ognuna delle quali presenta un tipo appartenente a questa categoria:
- i maiali che vogliono controllare il potere economico e quindi vogliono dirigere il lavoro altrui;
- i maiali che vogliono controllare il potere politico e la società (e qui sembrerebbe esserci un chiaro riferimento a una donna politica che da lì a poco sarebbe divenuta potentissima in Gran Bretagna, Margaret Thatcher)
- i maiali che si ergono a tutori della morale. E qui Roger Waters si toglie probabilmente un sassolino dalla scarpa, chiamando per nome e cognome un maiale di questa categoria, Mary Whitehouse, la donna politica che dagli anni ’60 cercava di imporre la più rigida censura alla radio e alla televisione e che anni prima si era scagliata contro i Pink Floyd accusandoli di usare droghe.
Se i cani sono animali tragici e suscitano dolore, i maiali sono patetici e ridicoli e riescono solo a suscitare disprezzo: “ha ha charade you are” “ha ha sei una farsa” è la definizione comune a tutti e tre i tipi.

Sheep: un’atmosfera bucolica e idilliaca con cinguettii di uccellini e belati di pecore su cui parte poi l’intro martellante di basso apre la nuova allegoria.
La pecora è l’animale innocuo ma ignavo, l’essere docile e obbediente, debole e servile, che non vuole vedere che ci sono dei pericoli e che si lascia sottomettere dai cani e trascinare senza protestare al macello.
Finchè un giorno le pecore diventano finalmente consapevoli dei pericoli che corrono e imparano a difendersi dagli aggressori: riescono così a uccidere i cani e a liberarsi dal loro giogo.
Ma la fine della schiavitù è solo apparente: uccisi i cani, un nuovo padrone ha già preso il sopravvento (forse i maiali o forse alcune delle stesse pecore) e ricomincia a dare ordini al gregge.
La tragica ironia della situazione è resa musicalmente dalla note allegre che chiudono il brano mentre , in perfetta circolarità con l’inizio, ricomincia il canto degli uccellini e il belato delle pecore.

In questo brano Roger Waters ha inserito un passaggio dei più ferocemente ironici oltre che blasfemi, e che ha provocato al gruppo le accuse di satanismo da parte di quelle associazioni (di certo appartenenti al terzo tipo di Maiali) perennemente impegnate a denunciare il carattere diabolico e satanico del rock.
Nella parte centrale del brano una voce distorta dal vocoder pronuncia una parte recitata, una parodia del ventitreesimo Salmo:
The Lord is my shepherd [...]/With bright knives He releaseth my soul[...]/He converteth me to lamb cutlets
Il Signore è il mio pastore [...]/Con coltelli scintillanti libera la mia anima[...]/Mi trasforma in costolette d’agnello

Pigs on the Wing, pt. 2 – Sui bucolici cinguetti degli uccellini riparte la chitarra acustica della seconda parte della canzone d’amore di Waters, che ribadisce l’importanza del reciproco sostegno reso possibile dall’amore e dichiara che grazie all’amore lui, che si riconosce nel tipo dei Cani, riesce finalmente a non sentirsi più solo, a non sentire il peso della “pietra” delle azioni commesse e a trovare un riparo dai pericoli del mondo. Perchè anche un cane ha bisogno di una casa.

Scritto da Vianne

Tags : , , , , , , , ,

 

Il disco del mese – Animals dei Pink Floyd (2/3)

(0 commenti) | Commenta | Inserito il gen 30, 2009 in Artisti, Blog, Il disco del mese

Il disco del mese – Animals dei Pink Floyd (1/3)
Il disco del mese – Animals dei Pink Floyd (3/3)

Animals è un album creato per raccontare una storia ed esprimere una visione del mondo attraverso la musica e i testi. E, proprio per la particolare storia che racconta, sceglie di essere particolarmente duro e concreto, di avere testi feroci, una costruzione ritmica martellante e trascinante ed effetti speciali inquietanti e claustrofobici.
La conseguenza della scelta tematica e stilistica del lavoro comporta la rinuncia non solo, come accennato nell’articolo precedente, a ogni possibile momento musicale sognante e immateriale; ma anche a ogni concessione alle esigenze del marketing discografico: il disco non contiene neppure un brano adatto, per la sua lunghezza, ad essere trasmesso dalle radio.
E’ costituito infatti da cinque pezzi, due brevissimi brani, iniziale e finale, a fare da cornice – Pigs on the Wing pt. 1 e pt. 2 – e tre lunghe composizioni centrali, ognuna delle quali può essere vista quasi come una suite – Dogs, Pigs (Three Different Ones), Sheep.

Questa volontà di concreta durezza si esprime nel modo più esplicito anche nella scelta della famosa copertina dell’album: l’immagine di una centrale elettrica di Londra, Battersea Power Station, caratterizzata dalla presenza di quattro torri-ciminiere alle sue estremità e adattissima, secondo Roger Waters, ad esprimere l’idea di energia e di potenza. A completare l’immagine il tocco surreale che caratterizza tutte le copertine dei Pink Floyd: un grosso maiale volante sospeso tra le ciminiere della centrale.
Il maiale volante divenne poi un elemento scenografico fisso in tutti i successivi concerti dei Floyd. E tanto il maiale volante quanto Battersea Power Station divennero col tempo due simboli centrali della mitologia floydiana, tanto che ancora oggi la centrale londinese è una località imprescindibile da visitare per ogni fan dei Pink Floyd.

Ma qual è la storia che racconta Animals?
Si tratta di una sorta di favola crudele, un’allegoria della vita umana rappresentata per mezzo di tre animali – cani, maiali e pecore – espressione di altrettanti comportamenti e modi di essere degli uomini.
I cani incarnano gli arrampicatori sociali, gli individui a caccia del potere, i predatori avidi e ingordi pronti a tutto pur di ottenere ciò che vogliono.
I maiali incarnano quegli individui apparentemente meno pericolosi ma in realtà estremamente infidi in quanto doppiogiochisti, ipocriti e moralisti, caratterizzati da perbenismo untuoso e di facciata. E, alla fin dei conti patetici nei loro tentativi di sembrare diversi da ciò che sono.
Le pecore incarnano gli ignavi, i vili e ottusi, il gregge senza cervello destinato ad essere sempre vittima dei prevaricatori, siano essi cani, maiali o alcune delle stesse pecore.

Ma anche in questo mondo crudele c’è una via di scampo, la via accennata nei due brevissimi brani di cornice: la via è l’amore, la possibilità di trovare una persona con cui sostenersi reciprocamente e con cui costruire un riparo dove mettersi al rifugio dai “pigs on the wing”, i “maiali volanti”, i pericoli provenienti dall’esterno. A livello sonoro questi unici momenti di quiete e di speranza sono resi dal fatto di essere unplugged, suonati solo dalla chitarra acustica.
La presenza delle due cornici è fondamentale ai fini della dialettica dell’album, in quanto ne consentono l’arricchimento e la trasformazione in una favola ricca di sfumature ed evitano che l’album si trasformi, come affermava lo stesso Waters, in un unico urlo di rabbia.
Sottolineo il paradosso – tipicamente floydiano – per cui Pigs on the Wing, l’unica canzone d’amore mai scritta da Roger Waters e mai cantata dai Pink Floyd, sia contenuta nell’album più cattivo e più deciso della band.

Due sono i principali temi dell’album e quindi obiettivi dell’allegoria:
1. la denuncia dell’alienazione e dell’isolamento dell’uomo, che si trova a vivere isolato in un mondo freddo e brutale – quel “cruel world”, il “mondo crudele” che sarà al centro dell’album The Wall -, in balia dei pericoli provenienti dall’esterno e, ancora di più, dall’interno, da se stessi, dalle proprie paure e dai propri istinti.
Questo motivo è un tema ricorrente nei testi scritti da Roger Waters fin dai primi album e divenuto progressivamente centrale e dominante a partire da The Dark Side of the Moon, fino a culminare in The Wall.
2. La critica feroce all’individualismo, alla brama di potere e ricchezza, a un sistema sociale e individuale che rende l’uomo una belva feroce e implacabile pronta a colpire i propri simili in tutti i modi e con tutti i mezzi per raggiungere i propri scopi: homo homini lupus o, meglio ancora, cane mangia cane.

La storia raccontata da Animals è liberamente ispirata al racconto di George Orwell La fattoria degli animali, una favola crudele che racconta la rivolta degli animali di una fattoria al giogo imposto dall’uomo e la successiva autogestione della fattoria da parte degli stessi dopo la cacciata dell’odiato sfruttatore. Ma ben presto anche tra gli animali compaiono i burocrati e i prevaricatori, i maiali e i cani che a poco a poco soggiogheranno e sfrutteranno le pecore e gli altri animali ancora più di quanto facesse l’uomo.

Tra libro e disco ci sono molti elementi in comune, anche se l’album dei Pink Floyd ha una conclusione aperta alla speranza, alla possibilità di trovare un rifugio contro le insidie che arrivano dall’esterno. “Lieto fine” che manca nel testo orwelliano (e non potrebbe essere diversamente, dato il preciso riferimento politico – la rivoluzione russa e l’ascesa della dittatura staliniana – dell’allegoria di Orwell).

Ma il “lieto fine” di Animals in realtà è solo temporaneo. L’amore potrà essere sufficiente per costruire un rifugio contro i pericoli che arrivano dall’esterno. Ma non lo è – non nel caso di Roger Waters e dell’equilibrio sempre più precario che teneva insieme i Pink Floyd – per costruire un riparo contro i nemici che arrivano dall’interno.
Le paure, le nevrosi, gli incubi, le paranoie che fino a Dark Side of the Moon erano apparse solo come ombre inquietanti e come la “quiet desperation”, la “tranquilla disperazione” evocata nella canzone Time, col tempo si erano trasformate nelle spettrali presenze-assenze cantante in Wish You Were Here per poi incarnarsi, sia pure in forma animale, in Animals. Pronte ad esplodere in tutta la loro violenza distruttiva nell’urlo disperato e allucinato di The Wall. E nella rottura dei Pink Floyd.

(continua)

Scritto da Vianne

Tags : , , , , , , ,

 

Il disco del mese – Animals dei Pink Floyd (1/3)

(0 commenti) | Commenta | Inserito il gen 29, 2009 in Artisti, Blog, Il disco del mese

Il disco del mese – Animals dei Pink Floyd (2/3)
Il disco del mese – Animals dei Pink Floyd (3/3)

Questo mese la scelta del disco da presentare è andata a un album a mio giudizio imprescindibile per chiunque ami il rock e la vera musica tout court: Animals dei Pink Floyd. Un lavoro che, pur avendo appena compiuto 32 anni, è di un’attualità, un’originalità, una compattezza e una forza musicale, ritmica e tematica tali, quali pochissimi altri lavori usciti da allora ad oggi possono vantare.

Il disco, decimo album studio della band di Cambridge, uscì nel gennaio 1977. Ma per comprenderne appieno il significato e la portata è necessario fare un passo indietro e ricordare due eventi di quegli anni.

- Quattro anni prima, nel 1973, i Pink Floyd avevano pubblicato il loro capolavoro The Dark Side of the Moon, che aveva dato loro fama planetaria e li aveva trasformati da gruppo conosciuto sì, ma relativamente di nicchia, in uno dei simboli per eccellenza del grande rock.
Ma la fama strepitosa si era quasi subito trasformata in un’arma a doppio taglio che, oltre a soldi e successo, aveva portato ai quattro musicisti non ancora trentenni e abituati a lavorare sulla ricerca e sulla sperimentazione musicale e tecnica in grande libertà di tempi e scelte organizzative, enormi pressioni della loro casa discografica perché producessero subito nuovi album. E queste pressioni avevano a loro volta fatto emergere problemi di rapporti interni e di leadership del gruppo, in particolare tra il bassista Roger Waters e il chitarrista David Gilmour.
Problemi che, se da una parte furono determinanti per le scelte tematiche e stilistiche dei nuovi lavori e – ciononostante o più probabilmente proprio per l’equilibrio, per quanto faticoso e precario che il gruppo riusciva a raggiungere – portarono alla realizzazione degli altri tre grandi capolavori dei Pink Floyd (Wish You Were Here, 1975; Animals, 1977; The Wall, 1979), dall’altro incrinarono talmente i rapporti tra i quattro artisti da portare, nel giro di un decennio, a una delle più clamorose, rumorose e avvelenate rotture che il mondo del rock, pure così abituato alle rotture di band, ricordi.

- Il 1976, anno precedente la pubblicazione di Animals, fu un anno molto particolare in Gran Bretagna, caratterizzato da una profonda crisi economica e sociale che, da una parte, portò alla ribalta movimenti politici di estrema destra e fece esplodere pesanti scontri razziali. Dall’altra, fece emergere gruppi di rivolta giovanile nichilista, gruppi che si scagliavano nel modo più iconoclasta contro il sistema sociale e politico dominante. E, ancora di più, contro il paludato e ristagnante, a loro giudizio, mondo musicale britannico, dominato dai “boring old farts”, i “vecchi scoreggioni noiosi” del rock.
Da questi gruppi nacque il punk, che voleva una musica diretta, dura, spontanea, proveniente dalla strada e priva di orpelli, compiacimenti e magniloquenze sonore, basata su pochi accordi e distorsioni suonati ad altissimo volume. Il bersaglio polemico del punk fu il rock, soprattutto il progressive. E il dinosauro dei dinosauri non poteva che essere il gruppo simbolo del rock perfezionista e delle atmosfere musicali complesse. Tanto che il cantante del più famoso gruppo punk, Johnny Rotten dei Sex Pistols, usava indossare una maglietta con la scritta “Odio i Pink Floyd”.

Fu in questo clima che i Pink Floyd decisero di tornare in studio per realizzare un nuovo lavoro, tra sempre più forti contrasti interni; sottoposti alle pressioni della casa discografica che dopo l’ulteriore successo di Wish You Were Here premeva per un nuovo album; sottoposti alle pressioni, alle attese e alle contestazioni della critica musicale che, dopo Dark Side of the Moon, li aspettava al varco per un passo falso e nel contempo li contestava aspramente per il rifiuto dei componenti della band di concedere interviste e di concedersi allo star system; contestati e rifiutati dal mondo giovanile di cui solo dieci anni prima, con il loro primo stupefacente album The Piper at the Gates of Dawn (1967) erano stati i portavoce e i rappresentanti d’avanguardia.

Le registrazioni durarono dieci mesi e il lavoro, un concept denso e compatto di aspra denuncia sociale, vide il netto predominio delle scelte tematiche, stilistiche e compositive di Roger Waters. Scelte che comportarono, a livello musicale, un rock duro e aggressivo che portò all’esclusione, per la prima volta nella storia del sound della band, dei tappeti sonori e delle atmosfere oniriche ed eteree create dalle tastiere di Richard Wright che in questo album, per la prima volta, non ebbe alcun ruolo compositivo. Anche se i suoi accordi jazz e il suo contributo furono assolutamente essenziali in fase di arrangiamento ed esecuzione e per la creazione di quegli effetti sonori fondamentali per l’atmosfera e il tono generale dell’album.

(continua)

Scritto da Vianne

Tags : , , , , , , , ,

 

27 gennaio – Il Giorno della Memoria

(2 commenti) | Commenta | Inserito il gen 27, 2009 in Blog, Dal mondo

Il 27 gennaio del 1945 quando le truppe sovietiche avanzando verso Berlino arrivarono presso la città polacca di Oświęcim – in tedesco Auschwitz – si ritrovarono di fronte ad uno dei peggiori spettacoli che occhi umani abbiano mai visto: un luogo creato allo scopo di sterminare il maggior numero di persone.

Una storia terribile da ricordare e che ancora oggi colpisce per la sua inumanità e crudeltà.

Tutto il mondo ha deciso di dedicare questa data, il 27 gennaio, alla memoria dell’Olocausto. Anche l’Italia con la legge n.211 del 20 luglio 2000 ha aderito a questa proposta internazionale di commemorazione delle vittime del nazismo e del fascismo:
« La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, “Giorno della Memoria”, al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati. »

Da subito dopo la fine della guerra la Shoah è stata raccontata da chi l’ha vissuta ed è sopravvissuto, il ricordo è stato ripreso e tramandato attraverso tutte le forme d’arte: letteratura, cinema, teatro, pittura e anche musica.

E proprio le parole di un cantante-cantautore ho scelto per ricordare questa data, la canzone Auschwitz di Francesco Guccini.
Auschwitz è una canzone riflessiva, con un andamento lento e solenne che fa immaginare quegli uomini morti ma mai dimenticati, le loro sofferenze, i loro passi deboli e il loro camminare incerto.

In questo giorno commemoriamo anche noi le vittime dello sterminio e ci uniamo a chi quell’orrore l’ha vissuto, a chi non è sopravvissuto, a chi non vuole dimenticare perchè ci si continua a chiedere come sia possibile che gli uomini possano decidere di commettere un simile sterminio.

Nel giorno della memoria ricordiamo le vittime dell’Olocausto con

Auschwitz di Francesco Guccini
 
Son morto con altri cento, son morto ch’ ero bambino,
passato per il camino e adesso sono nel vento e adesso sono nel vento….
 
Ad Auschwitz c’era la neve, il fumo saliva lento
nel freddo giorno d’inverno e adesso sono nel vento, adesso sono nel vento…
 
Aschwitz tante persone, ma un solo grande silenzio:
è strano non riesco ancora a sorridere qui nel vento, a sorridere qui nel vento…
 
Io chiedo come può l’uomo uccidere un suo fratello
eppure siamo a milioni in polvere qui nel vento, in polvere qui nel vento…
 
Ancora tuona il cannone, ancora non è contento
di sangue la belva umana e ancora ci porta il vento e ancora ci porta il vento…
 
Io chiedo quando sarà che l’ uomo potrà imparare
a vivere senza ammazzare e il vento si poserà e il vento si poserà…
 
Io chiedo quando sarà che l’ uomo potrà imparare
a vivere senza ammazzare e il vento si poserà e il vento si poserà e il vento si poserà…

Sul forum è dedicato un topic al Giorno della memoria.

Scritto da Mac La Mente

Tags : , , , , , ,

 

Dal mondo – Il discorso di Barack Obama

(0 commenti) | Commenta | Inserito il gen 23, 2009 in Blog, Dal mondo

Il 20 gennaio il mondo ha assistito all’insediamento nella Casa Bianca di Washington del primo presidente di colore, Barack Obama.
Eletto dopo quasi due anni di campagna elettorale, il neo presidente ha sconfitto alle elezioni il candidato repubblicano John McCain, diventando in questo modo non solo il primo presidente di colore ma anche l’uomo che ha riportato il Partito Democratico alla Casa Bianca dopo otto anni di presidenza repubblicana.

Considerato dal giorno stesso della sua elezione in novembre il “salvatore della patria”, Obama ha sì le idee ben chiare ma sicuramente si trova a dover affrontare una situazione di difficile gestione, soprattutto dal punto di vista economico perché la crisi c’è, si vede e si sente.

Nel suo discorso Obama dimostra di essere un buon parlatore, coinvolgente e capace di farsi ascoltare dai cittadini.
Tocca quasi tutti gli aspetti più importanti di ciò con cui il popolo america deve fare i conti ogni giorno: una sanità troppo costosa, una scuola che seleziona e non offre a tutti la stessa opportunità, la difficoltà di trovare un lavoro.

Obama è fiducioso che il popolo si rialzerà e lo farà rispolverando e dando nuova luce ai principi su cui si basa l’America. Ricorda che l’America è paese di grandi opportunità dove tutti i cittadini, indipendentemente dalla loro origine, cultura, religione, possono realizzare i propri desideri e contribuire all’arricchimento del paese.

Nel suo discorso il neo-presidente dà una grande importanza alla storia del paese: richiama le origini, attraversa i secoli, cita i padri fondatori dell’America, ricorda le difficoltà che questi ultimi hanno dovuto affrontare senza mai abbattersi e incita gli americani a fare lo stesso.
Noi” è il pronome che utilizza più spesso perchè crede che solo grazie alla cooperazione di ogni singolo individuo si possa ridare luce al paese e garantire alle generazioni future una vita migliore, maggiore benessere e solidità economica. Non è più tempo – dice – di restare a guardare, un nuovo inizio è possibile e attuabile con sacrifici sì, ma anche con forza di volontà, senza arrendersi.

E’ determinato Obama e, rivolgendosi ai suoi avversari politici che lo accusano di avere un programma molto ambizioso, dice che le azioni e i cambiamenti da fare sono tanti, ma che fino a quando l’obiettivo prefissato non sarà raggiunto non si passerà al successivo. Un passo per volta per questo grande paese.

Dice che l’America è amica degli altri stati, che ritirerà le truppe impegnate in guerra e lascerà alle popolazioni di quei paesi il compito di giudicare i propri rappresentanti; sarà loro la responsabilità di governare il paese e collaborare in pace o cedere alla cattiveria e rispondere con parole e azioni di odio. Chi rientrerà nel primo caso avrà l’America al suo fianco.

Aiuterà l’Africa affinché nessuna persona muoia più di fame e tutti abbiano il necessario per migliorare le proprie condizioni di vita.
Torna poi a parlare della situazione di politica interna, dichiarando che chiederà spiegazioni ai rappresentati dell’economia e dell’industria se queste saranno in declino e, in questo caso, i responsabili saranno chiamati a pagare in prima persona.

Nel suo discorso Barack Obama rassicura gli americani affermando che il loro modo di vivire sarà difeso e protetto contro ogni tentativo di cambiarlo o di peggiorarlo.

Parole dure che alla fine del discorso pesano più di tutto il resto. E’ questo il punto che mi ha maggiormente colpito!

E fin dal primo giorno dopo il suo insediamento Obama ha cominciato a rispettare le promesse fatte in campagna elettorale: ha firmato il decreto per la chiusura di Guantanamo entro il 2009 e per il divieto di usare la tortura negli interrogatori dei presunti terroristi.

Chi desiderasse leggere l’intero discorso del presidente degli Stati Uniti lo trova a questo link.

Anche sul forum abbiamo un topic dedicato al neo presidente, qui.

Scritto da Mac La Mente

Tags : , ,