Buon 2009!

(1 commento) | Commenta | Inserito il dic 31, 2008 in Blog, Comoda-mente

E’ trascorso il 2008
366 giorni son passati,
giorni tranquilli, sereni, caotici o disordinati…

Conta poco in questo momento
perchè un altro anno è arrivato…
E’ giunta ora di festeggiare
il 2009 che non può più aspettare!

Sarà un anno tanto sereno e bello
lascia stare l’ombrello!
Il sole splenderà
e il cuore scalderà
con istanti da ricordare
che faran anche sognare!

Auguri di Buon Anno! :)

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Il disco del mese – Banco del Mutuo Soccorso (Salvadanaio) del Banco del Mutuo Soccorso

(0 commenti) | Commenta | Inserito il dic 30, 2008 in Artisti, Blog, Il disco del mese

Prima di parlare dell’album scelto come Disco del Mese, mi sembra giusto fare una breve panoramica del periodo in cui è ambientato. Periodo conosciuto come “gli anni ’70” e considerato l’apice creativo della Musica di un certo tipo perchè è in questi anni che dominavano la scena gruppi come Jethro Tull, Genesis e Queen e cantanti come Freddie Mercury, Ian Gillan e altri che ormai fanno parte della storia. Gli anni ’70 vengono definiti gli anni del Rock e chissà per quale motivo, anche se lo si può intuire, del rock principalmente anglosassone ma se ci si sofferma un attimo e si va alla ricerca di qualcosa di particolare presente nel nostro paese in quel periodo, alla fine si incontrano loro: il Banco del Mutuo Soccorso.

Il Banco del Mutuo Soccorso è un gruppo romano che incise il suo primo disco nel 1972 e lo chiamò con lo stesso nome (BMS, per abbreviare), anche se spesso viene ricordato per la sua forma quanto mai originale: l’LP era a forma di Salvadanaio e l’album omonimo viene chiamato così, Salvadanaio.

BMS dura circa quaranta minuti ed è in prevalenza musicale, i testi e la voce di Francesco Di Giacomo, la cui presenza è fondamentale e unica, compaiono solo in pochi momenti. E’ la musica a parlare e a trasportare l’ascoltatore di oggi in epoche che furono, lontane, a far immaginare luoghi che solo con la fantasia si possono visitare. Salvadanaio è composto da sei tracce e tra queste spiccano due suite in successione: Metamorfosi e Il giardino del Mago – quest’ultima divisa in quattro movimenti.

Come comincia l’album? Con un intro in stile medievale, un richiamo alla storia e ad Ariosto (“da qui messere si domina la valle”), un intro con un suono ipnotico di effetti di tastiera che anticipano la comparsa delle parole. La canzone si chiama In Volo ed è cantata da due voci distinte: la prima, la più importante, è di Vittorio Nocenzi, mitico tastierista e cuore della band.
Terminato l’intro, segue R.I.P. (Requiescant in pace). Un brano puramente rock al cui interno trovano spazio passaggi di piano dove lo stesso Vittorio esalta le sue doti classiche e accompagna la voce possente, quasi lirica, di Di Giacomo. Il canto non dura molto, è presto per far esplodere le capacità vocali del cantante ed infatti, dopo appena due strofe, ritorna a parlare la musica attraverso il moog, il piano e accordi di chitarra. I giri di piano la fanno da padrone nel pezzo, anche se ci sono stacchi in cui la voce viene lasciata sola per un po’ ma subito riaccompagnata da un pianoforte melodico che fa rabbrividire.
Il finale di R.I.P. è impetuoso e questo sembra centrare poco con il brano successivo, Passaggio. Non è così. Passaggio è sì il brano più breve dell’album, l’unico realizzato con un solo strumento, il pianoforte, ma è anche un intermezzo a quello che è il cuore di BMS: Metamorfosi.

Sono trascorsi appena dieci minuti e si è raggiunto l’apice dell’intero disco. Metamorfosi è un brano che rende magnificamente l’idea della trasformazione. E’ possibile toccare con mano i vari stadi di questo cambiamento, le varie fasi prima di raggiungere la forma definitiva e lo si fa attraverso un piano lasciato solo, ad impazzire e a crescere prima di essere raggiunto anche dagli altri strumenti. Note penetranti accoppiate ad una chitarra aggressiva e ripetitiva prima di un ulteriore momento di silenzio: un’altra fase della trasformazione è stata raggiunta.
Metamorfosi rappresenta quello che un essere che sta crescendo affronta. Ci sono momenti che riescono a trasmettere paura e disorientamento perchè non si conosce lo stadio raggiunto e non si sa dove si sta andando. La suite vede comparire Di Giacomo solo verso la fine, quando sono trascorsi otto minuti; la presenza delle parole è importantissima perchè queste pongono delle domande “se io somiglio a te / non lo so”, è come se l’essere facesse un paragone e si confrontasse con qualcun altro ma, una volta scoperto di essere unico, impazzisce e ritornano gli strumenti fino alla fine del brano.

Il suono dell’organo accompagnato dai piatti e da tutto il resto si fonde in una musica sublime che cattura man mano che i minuti trascorrono. Crescendo, uso delle dinamiche e riff sono le caratteristiche di questa canzone molto sperimentale. Rock progressivo allo stato puro.

Il mutamento è finito. E’ la volta di entrare ne “Il giardino del Mago“, la seconda e più lunga suite di BSM. La canzone è divisa in ben quattro parti: “…passo dopo passo“, “…chi ride e chi piange“, “…coi capelli sciolti al vento“, “compenetrazione“.
Questi momenti si fondono tra loro molto bene e infatti risulta difficile capire a che punto del percorso si è arrivati. Nei diciotto e più minuti del brano la voce di Di Giacomo ci guida e ci prende per mano, diventa forte e scura allo stesso tempo. Inizialmente sussurrata, man mano alza il volume e le parole diventano forti perchè ne “Il Giardino del Mago” ci sono crocifissi che rappresentano gli ideali degli uomini, grandi idee invecchiate, il tempo che passa senza mai fermarsi e permette di conoscere anche il futuro, quello che ci aspetta.
La canzone è caratterizzata da ritmi veloci cui seguono silenzi. Molti suoni e giri in loop vengono ripetuti piano e forte, di continuo con un pianoforte sempre in primo piano.

Traccia” è un brano breve che riprende in parte l’intro. Una chiusura e un sunto di tutto quello che è stato raccontato nell’album. Un ritorno all’inizio perchè Salvadanaio sembra un cerchio da cui non si riesce ad uscire tanto facilmente e forse, una volta ascoltato, non si ha tanta voglia di farlo.
Traccia è diversa da In Volo, qui il volo si è già spiccato, si è in alto, molto in alto! Un coro è la caratteristica di questo brano, coro scuro e coperto dall’uso massiccio di timpani e tom, da una chitarra distorta e da un organo da chiesa.

Banco del Mutuo Soccorso è un album che ancora oggi conserva tutto il suo splendore, gli anni non hanno intaccato la sua bellezza e lo si ascolta davvero tutto d’un fiato. E’ un album completo, c’è tutto lo spirito del Banco che si ritroverà nei loro lavori successivi e in particolare in Darwin. Salvadanaio è un esempio di come la musica italiana negli anni ’70 non abbia niente di meno se confrontata con la musica straniera.

Tracklist:

1. In volo – (2.13)
2. R.I.P. (Requiescant in pace) – (6.40)
3. Passaggio – (1.19)
4. Metamorfosi – (10.53)
5. Il giardino del mago (18.26)
…passo dopo passo…
…chi ride e chi geme…
…coi capelli sciolti al vento…
…compenetrazione…
6. Traccia – (2.10)

Musicisti:

Vittorio Nocenzi – organo, clarino, voce
Gianni Nocenzi – pianoforte, piccolo mib, voce
Marcello Todaro – chitarra elettrica, chitarra acustica, voce
Renato D’angelo – basso elettrico
Pierluigi Calderoni – batteria
Francesco Di Giacomo – voce

Collaboratori:
Walter Patergnani – tecnico del suono
Sandro Colombini e Walter Patergnani – mix

Sul forum parliamo del Banco nel topic Banco del Mutuo Soccorso.

Scritto da Mac La Mente

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Buon Natale!

(0 commenti) | Commenta | Inserito il dic 24, 2008 in Blog, Comoda-mente

Auguri di Buon Natale!

Il Natale sta per arrivare
con le sue luci e i suoi colori
è tempo di festeggiare
ed è ora di aprire i doni…

Tra una playstation e un telefonino
anche quest’anno è arrivato Gesù Bambino
che possa portare una dose di felicità
immensa, inesauribile, a volontà!

Libera-mente.net blog e forum
tra uno spumante e un rhum

Augura a Voi ogni bene!

Tanti auguri di Buon Natale! :)

Gli auguri sul forum sono nel topic: Un regalo sotto l’albero per tutti voi!!!

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Racconto – La lettera di Babbo Natale di Mark Twain

(2 commenti) | Commenta | Inserito il dic 23, 2008 in Blog, In Libreria

Il Natale è da sempre fonte inesauribile di ispirazione per gli scrittori. Quante fiabe e quanti racconti sono stati in tutto il mondo e tutti i tempi sul tema! Racconti umoristici, fantastici, gialli, a sfondo morale o sfondo storico, non c’è stile o genere che non sia stato toccato dagli autori che hanno voluto parlare del Natale.

Per fare un piccolo regalo ai lettori del blog, ho pensato di proporre il testo di uno di questi racconti, la “Lettera di Babbo Natale” di Mark Twain.

E’ un testo che in realtà non fu pensato dallo scrittore come brano letterario. Composto nel 1875, in uno dei periodi più fecondi e felici della sua vita professionale e familiare, si tratta infatti di una lettera che papà Mark Twain in veste di Babbo Natale scrisse alla figlia Susan di tre anni. La sorellina a cui fa riferimento il testo è la seconda figlia dello scrittore, Clara, che aveva allora un anno. Il cognome Clemens della bambina è il vero cognome dello scrittore: ricordo infatti che Mark Twain è uno pseudonimo e il vero nome dell’autore era Samuel Clemens.

La lettera dello scrittore, pur non pensata come racconto ma come testo privato rivolto a un bambino, è di fatto un delizioso e originale raccontino di Natale, dove ritroviamo la fantasia, l’umorismo e la capacità di guardare il mondo con occhi infantili del grande autore di Huckleberry Finn e Tom Sawyer.

La traduzione del racconto è mia, chi volesse leggere il testo in originale, lo trova qui.

La lettera di Babbo Natale
di Mark Twain

Palazzo di San Nicola
Nella Luna
Mattino di Natale

Mia cara Susie Clemens,

ho ricevuto e letto tutte le lettere che tu e la tua sorellina mi avete scritto per mano della vostra mamma e delle bambinaie; ho letto anche quelle che voi bambine mi avete scritto di vostro pugno. Perché, anche se non avete usato nessun carattere dell’alfabeto dei grandi, avete usato i caratteri che usano tutti i bambini di tutti i paesi della Terra e delle Stelle scintillanti; e poiché tutti gli abitanti della Luna sono bambini e usano solo quei caratteri, ben capite che posso leggere senza nessun problema i segni zigzagati e fantastici tuoi e della tua sorellina. Ho invece avuto problemi con le lettere che avete dettato alla mamma e alle bambinaie, perché sono uno straniero e non riesco a leggere bene l’inglese scritto. Vedrete che non mi sono sbagliato sulle cose che tu e la piccolina avete chiesto nelle lettere di vostro pugno. Sono sceso nel vostro camino a mezzanotte, mentre stavate dormendo, e ve le ho portate tutte e ho anche dato un bacio a tutte e due perché siete della brave bambine, beneducate, gentili e tra le più obbedienti che abbia mai visto. Invece nella lettera che avete dettato ci sono delle parole che non sono riuscito a capire bene, e una o due piccole richieste che non ho potuto esaudire perché abbiamo finito le scorte. Il nostro ultimo lotto di mobili da cucina per bambole è appena andato a una poverissima bambina lassù sulla Stella Polare, nel freddo paese in cima al Grande Carro. La tua mamma potrà mostrarti quella stella e tu dirai “Piccola Fiocco di Neve (perché così si chiama quella bambina), sono felice che tu abbia ricevuto quei mobili, perché ne hai più bisogno di me”. Meglio ancora, glielo scriverai con le tua mani e Fiocco di Neve ti risponderà. Se glielo dicessi soltanto, non ti sentirebbe. Scrivi una lettera sottile e leggera, perché la distanza è grande e l’affrancatura molto cara.

Nella lettera della tua mamma c’erano una o due parole di cui non sono sicuro. Credo che vogliano dire “un baule pieno di vestiti delle bambole”. E’ così? Questa mattina verso le nove passerò dalla porta della tua cucina per chiedertelo. Ma non dovrò vedere nessuno e parlare con nessuno, tranne te. Quando il campanello della porta della cucina suonerà, George dovrà essere bendato e inviato ad aprire la porta. Quindi dovrà tornare in sala da pranzo o in dispensa e portare con se’ la cuoca. Devi dire a George di camminare in punta di piedi e di non parlare, altrimenti un giorno o l’altro morirà. Quindi dovrai salire nella stanza dei bambini e salire su una sedia o sul letto della bambinaia, accostare l’orecchio al portavoce che va in cucina e quando io ci fischierò dentro dovrai parlare nel tubo e dire “Benvenuto, Babbo Natale!”. Io allora ti chiederò se quello che hai chiesto è un baule o no. Se dirai di sì, ti chiederò di che colore lo vuoi. La mamma ti aiuterà a scegliere un bel colore e poi mi dovrai dire in dettaglio ogni cosa che il baule dovrà contenere. E quando io dirò “Arrivederci e buon Natale, mia piccola Susie Clemens”, dovrai dire “Arrivederci buon vecchio Babbo Natale, grazie mille e dì per favore alla piccola Fiocco di Neve che staserà guarderò la sua stella e lei dovrà guardare quaggiù. Io mi troverò alla porta-finestra a ovest; e ogni serata limpida guarderò la sua stella e dirò ‘io conosco una persona lassù e le voglio anche bene’”. Poi dovrai scendere in biblioteca e far chiudere a George tutte le porte che danno sull’ingresso principale e tutti dovranno stare in silenzio per un pochino. Io andrò sulla luna a prendere le tue cose e dopo qualche minuto scenderò nel camino che da’ nell’ingresso, perché capisci che, se quello che desideri è un baule, non riuscirei a farlo passare, grosso com’è, nel caminetto della stanza dei bambini.

Gli altri potranno parlare se lo vogliono, fino a quando non sentiranno i miei passi nell’ingresso. Allora dovrai dire loro di stare in silenzio per un po’ fintanto che io risalgo su per il camino. Forse tu non sentirai affatto i miei passi e allora potrai andare ogni tanto a sbirciare attraverso la porta della sala da pranzo e poco dopo vedrai la cosa che desideri sotto il pianoforte nel salone, perché lo metterò lì. Se dovessi lasciare della neve nell’ingresso, dì a George di spazzarla nel caminetto, perché io non ho tempo per queste cose. George non dovrà usare una scopa ma uno straccio, altrimenti un giorno o l’altro morirà. Dovrai sorvegliare George e non permettergli di mettersi in pericolo. Se i miei stivali dovessero lasciare una macchia sul marmo, George non dovrà strofinarla via con la pomice. Lasciatela lì per sempre in ricordo della mia visita; e ogni volta che la guarderai o la mostrerai a qualcuno, ti farà ricordare di essere una brava ragazzina. Ogni volta che sarai disubbidiente e qualcuno indicherà il segno che lo stivale del buon vecchio Babbo Natale ha lasciato sul marmo, che cosa dirai, tesoruccio?

Arrivederci per pochi minuti, il tempo di scendere sul mondo e suonare il campanello della porta della cucina.

Il tuo caro Babbo Natale
che le persone talvolta chiamano “L’uomo nella Luna”

Scritto e tradotto da Vianne

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A tavola – Torrone di Natale

(0 commenti) | Commenta | Inserito il dic 20, 2008 in A tavola!, Blog

Il Natale è alle porte e tanti sono i dolci e i piatti che si possono preparare in casa artigianalmente per l’occasione. Ogni regione ha il suo piatto tipico e le sue tradizioni e uno dei dolci natalizi più diffusi è il torrone.
Non so dove abbia origine il torrone, ma il procedimento conosciuto e tramandato nella mia Puglia prevede una preparazione scrupolosa basata su un’unica regola: la quantità di zucchero da utilizzare deve essere circa il 10% in meno della quantità delle mandorle. Per esempio con 500 gr di mandorle si usano 450 gr di zucchero, per un 1 Kg di mandorle si usano 900 gr di zucchero e per 300 gr di mandorle, 270 gr di zucchero.

La realizzazione della ricetta è abbastanza semplice e richiede circa un’ora di tempo. Il risultato finale è ottimo e gustoso: un buonissimo torrone da condividere con gli amici o anche da mangiare per il proprio piacere.

Torrone di mandorle

Ingredienti:

- 500 gr di mandorle sgusciate;
- 400 gr di zucchero circa;
- Una scorzetta di limone grattugiato.

Procedimento:

1. Preparazione delle mandorle secche:

  • Mettere una pentola d’acqua sul fuoco
  • Quando l’acqua giunge a ebollizione, versarvi le mandole e lasciarvele finché la pellicina non si sarà ammorbidita;
  • Accendere il forno a 160°;
  • Quando le mandorle sono pronte, prelevarle un po’ alla volta con un cucchiaio forato e togliere la pellicina (bisogna farlo finchè sono ancora calde altrimenti diventa impossibile sbucciarle) ;
  • Disporre le mandorle su una teglia da forno e tamponarle con della carta assorbente per eliminare l’eccesso d’acqua;
  •  Metterle la teglia in forno a 160° e lasciarvela fino a quando le mandorle non saranno diventate dorate (occorrono circa 15-20 minuti);
  • Togliere le mandorle dal forno e versarle su un tagliere;
  • Tritarle grossolanamente passandovi sopra un mattarello, così da ottenere dei pezzettini piccoli non uniformi;
  • Pesarle (in base al loro peso si stabilirerà la quantità di zucchero, v. Preparazione dello zucchero);
  • Aggiungere la scorza di limone grattugiato.

2. Preparazione dello zucchero:

  • In base al peso delle mandorle ottenuto alla fine della loro preparazione, unire una quantità di zucchero secondo la proporzione indicata all’inizio: un 10% in meno delle mandorle, es. per circa 450 gr di frutto occorreranno 400 gr di zucchero;
  • Versare lo zucchero in una pentola antiaderente;
  • Mettere la pentola sul gas a fuoco dolce e, girando continuamente lo zucchero, farlo caramellare fino a quando non sarà di colore marroncino chiaro;
  • Aggiungere le mandorle mescalando il più velocemente possibile;
  • Quando le mandole e lo zucchero saranno ben amalgamati versare il contenuto della pentola su un piano di marmo o un tagliere di legno umido;
  • Con il mattarello stendere il composto e, prima che si raffreddi, tagliarlo a pezzetti.

Attenzione: Se il composto si raffredda non sarà più possibile tagliarlo.

Questa e altre ricette sono sul forum nel topic Spadellando – Frutta e dolci.

Scritto da Mac La Mente

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