Il disco del mese – Fight for Your Mind di Ben Harper (2/2)

(0 commenti) | Commenta | Inserito il nov 27, 2008 in Artisti, Blog, Il disco del mese

Il disco del mese – Fight for Your Mind di Ben Harper (1/2)

Il brano di apertura è Oppression, che lascia molto spazio alle percussioni e alla chitarra, il resto degli strumenti è assente, se non qualche breve riff di basso. E’ una canzone lenta come l’oppressione e rispecchia tutte le caratteristiche che quest’ultima ha; oppressione che cerca di controllare la popolazione per raggiungere il suo obiettivo, oppressione che, pur essendo consapevole dei danni che farà, è lì e non si riesce a contrastare.

Ground on Down è la giusta continuazione, una ribellione alla traccia precedente. Il ritmo incalzante. Il basso è sempre più forte e diminuisce in volume solo prima del lancio della chitarra di Ben in assolo di note che penetrano in testa, che la sconvolgono e cercano di liberarla dai pensieri – belli o brutti che siano – fino a raggiungere la vera libertà, lontani da tutto e tutti. Particolare della canzone è la presenza di pause come se si dovesse riprender fiato, riposarsi un secondo per poi continuare con questa liberazione.
Terminata Ground on Down, siamo liberi!

Another Lonely Day è una canzone dolce, indica un nuovo inizio. L’unica compagnia che ci serve in questo viaggio è la chitarra. Non c’è bisogno di nient’altro, solo mettersi in marcia verso la prossima meta. E continuando il cammino capita di incontrare qualcuno che non si conosce e che cerca di farti dei favori, favori che a volte non sono sinceri, pensati per aver qualcosa in cambio. E’ proprio questo che racconta Please Me Like You Want To, canzone più ritmata delle precedente ma ugualmente dolce; la strada comincia a salire, la chitarra verso la fine della canzone accenna a qualcosa con una breve “intromissione” ma è ancora presto. E’ lasciato a Gold to Me questo compito, il compito di raccontare quello che c’è stato e che si è vissuto prima di questo incontro. La persona incontrata in questo caso è buona, è come oro (you look like gold to me), oro che viene offerto e non si dissolve alla fine di una giornata, continua a brillare (some shine when the day is new / but fade when the day is through / but you look like gold). Gold to me ha un giro di basso corposo e voluminoso che alla fine lascia spazio ad un breve assolo sfumato, dove il ritmo cambia anche se solo per un istante.

E finalmente siamo in compagnia. Burn One Down è una canzone che fa compagnia, che esprime questo sentimento e tutta la gioia che si prova a stare insieme, a parlare, ridere e perché no, a fumare una sigaretta. Ben dice: “io ne accendo una e ti invito ma se non ti piace il mio fumo, puoi sempre rimanere dove sei, nessuno ti obbliga”. Le percussioni in questo brano sono spettacolari, danno l’idea di una persona che barcolla mentre cammina in una direzione. Fantastica!
E si continua a salire per la strada, non importa se si sia soli o in compagnia, ci sono domande che necessitano di una risposta e Ben queste domande le fa ad un Signore che è sempre più assente, che lui non si sente di chiamare Signore perché anche lui è un signore. Il Signore di Ben Harper è molto spirituale, lui stesso è un personaggio molto spirituale e fervido credente. E’ in Excuse Me Mr. che rivolge queste sue domande, questa sua preghiera, chiedendo il perché ci sia sofferenza e gli siano negate le piccole gioie della vita. La voce che Ben vorrebbe sentire come risposta sembra quasi rappresentata dalla batteria che aumenta sempre più nel suo suono e che, al momento dell’acuto della voce, si ferma, quasi ad ascoltare per poi riprendere fino alla fine della canzone con le sue parole, le sue spiegazioni. In Excuse Me Mr. siamo in piena crisi ma il chiedere “per piacere” è segno di rispetto verso Colui che ci ha creato.

E cominciamo a risalire sempre più velocemente, il dialogo e la preghiera hanno lasciato più dubbi che risposte perché sono le persone che alla fine comandano, che seguono i loro leader e vogliono solo cercare di avere sempre ragione calpestando tutto e tutti. People Lead è la canzone che racconta questo; energica, dura, una canzone di protesta che sfocia nel caos – rappresentato dalle percussioni e dalla batteria che suonano all’unisono, ad indicare ribellione – e suggerisce ai bambini di riprendere il controllo della situazione, di non arrendersi. La chitarra ha un riff forte che incide a fuoco questo grido, grido che sfocia in Fight for Your Mind, non a caso la canzone che da il titolo a tutto l’album e che ha come copertina un uomo che urla tra le fiamme. Fight for Your Mind ha un intro lunghissimo di basso e batteria, la chitarra comincia a emergere e a unirsi agli altri due strumenti solo dopo mezzo minuto e anticipa la voce di Ben Harper che ripete all’infinito che bisogna lottare per la propria mente. Al termine di queste parole arrivano le percussioni, quasi a dargli ragione e ad appoggiare questo pensiero. Fight for Your Mind è la più bella in assoluto dell’album, è il cuore, il punto di arrivo a cui Ben ambisce fin dall’inizio, la conclusione inevitabile che ci sia aspettava. Termina con una coda di batteria e basso che riprende, come un cerchio, l’inizio del brano.

Ma la strada è ancora lunga e ricomincia la discesa. Una discesa quasi rassegnata perché Give a Man a Home è una canzone che calma gli animi. Si è coscienti della situazione e ci si pone altre domande più serene, si comincia a trovare la pace nell’animo e a chiedere favori per qualcun altro, per cercare di salvare qualcun altro visto che per noi pace non c’è. La canzone è cantata in coro, voci si fondono a quella di Ben creando una bellissima armonia.
La persona che si aiuta ci è riconoscente, vuole ricambiare, vuole essere al nostro fianco anche se qualche dubbio rimane e infatti in By My Side Ben chiede “vuoi essere al mio fianco? Non preoccuparti se divento triste, hai tutto il mio affetto”. In By My Side compare per la prima volta l’organo hammond.

Power of the Gospel è un’altra richiesta. Richiesta di non essere lasciato solo anche se il destino per un uomo è quello. Un intro di archi accompagna la chitarra crescendo fino a coprirla. Successivamente gli archi si calmano per poi riprendere più forte. La voce di Ben compare dopo tre minuti, come se fosse in attesa del coro, e quando quest’ultimo arriva si comincia a cantare tutti insieme perché la potenza del gospel renderà potente un uomo debole (It will make a weak man mighty). Il gospel non è solo fatto da persone ma da quello che c’è intorno: acqua. terra, alberi e giardini. A parte gli archi e la voce in questo brano non ci sono altri strumenti, si è soli e la voce di Ben Harper è una dolce melodia, con i suoi alti e bassi mette i brividi.

Si riprende coscienza, si ha quasi paura per tutti gli urli di ribellione e le parole forti che si sono rivolte al Signore in Excuse Me Mr.. Infatti in God Fearing Man, Ben chiede scusa con tutte le sue forze prima che il giorno della fine arrivi o arrivi in anticipo. Ha paura di Dio, è timoroso di Dio. God Fearing Man è la canzone dal tono più scuro di tutto l’album, esprime incertezza e insicurezza, timore appunto. La ritmica è affidata principalmente alle percussioni (a congas e bonghi), ci sono pochi toni chiari di piatti, giusto il necessario per far da collante ai vari passaggi e a una chitarra che si lancia in un lungo solo rappresentato più che altro da suoni indefiniti, tremori, perché è giusto tremare dinnanzi a Dio. La canzone riconcilia l’uomo con il Signore, è divisa in diversi momenti e questo è possibile anche grazie alla sua durata, è infatti la canzone più lunga dell’album, dura quasi 12 minuti. Crescendo e silenzi la fanno da padrone, insieme a chitarre, piatti, suoni indefiniti che rendono il tutto non pesante ma scorrevole. Non ci si accorge della durata, alla fine non sembra vero che sia trascorso così tanto tempo perché ascoltando ci siamo immedesimati e siamo stati a nostra volta perdonati. E’ prevalentemente strumentale, il testo è molto breve ma necessario. E’ un perdono che si chiede con la musica.

E Dio perdona? Sì, Dio perdona e l’unica strada che si può percorrere, quella che all’inizio di questo viaggio non si era vista, è la strada verso la libertà. In One Road to Freedom si viaggia mano nella mano con il Signore, è lui ad indicarci la via. La canzone di chiusura dell’album trasmette questa sensazione di pace e serenità interiore, serenità ritrovata dopo un lungo vagare.

Fight for your mind è un album musicalmente di altissimo livello, ogni canzone ha una propria personalità e tutte insieme rappresentano Ben Harper e quello che lui sente e trasmette ai suoi asoltatori. E’ un album consigliato, un percorso ideale per essere liberi, l’unica scelta “obbligata” è quella di ascoltare e vivere ogni singolo momento dell’album.

Scritto da Mac La Mente

Tags : , , , , , ,

 

Il disco del mese – Fight for Your Mind di Ben Harper (1/2)

(0 commenti) | Commenta | Inserito il nov 26, 2008 in Artisti, Blog, Il disco del mese

Il disco del mese – Fight for Your Mind di Ben Harper (2/2)

Non è mai facile, quando si decide di parlare e recensire un disco di un artista che piace, essere obiettivi e soprattutto scegliere tra uno degli album realizzati durante la sua carriera. Si vorrebbero recensire tutti e parlare di ciascuna canzone descrivendola nei minimi dettagli e con fiumi di parole, alla fine si decide di cominciare da uno sapendo che ci sarà occasione di parlare anche degli altri. Ed è per questo che come primo lavoro, e anche come disco del mese, la scelta è ricaduta su Fight for Your Mind, album del 1995, di un artista tra i più completi dell’attuale panorama musicale internazionale, Ben Harper.

Ben Harper, californiano di origine, è una fusione tra i più disparati generi musicali, spazia dal rock al soul, dal blues al gospel e ogni suo album è una scoperta continua. Caratteristica principale di questo artista è la ricerca, il sapersi rinnovare sempre, anche correndo dei rischi, tra cui quello di essere etichettato come “commerciale”, ovvero ascoltabile e vendibile non solo al pubblico più affezionato ma ad una massa più grande di persone. Questo non è un aspetto negativo perché, nel suo caso, una volta conosciuto non lo si lascia più ed è così che i fan in questi ultimi anni sono cresciuti in maniera esponenziale. Ben Harper merita tutto questo successo, ne è consapevole e continua per la sua strada.

Il disco che andrò a presentare è solo uno dei tanti lavori che Ben ha realizzato, sicuramente non il migliore e nemmeno il peggiore. E’ il meno conosciuto – lo definirei così. Precedente a The Will to Live, il capolavoro per eccellenza, Fight for Your Mind è in perfetto “stile Ben Harper” e rispecchia, pur con la presenza di canzoni dal ritmo allegro, l’anima più scura di Ben Harper.
All’interno del disco tutte le canzoni hanno una caratteristica in comune: lasciano spazio alla sezione ritmica. Basso e batteria sono le vere protagoniste di questo album, viaggiano sullo stesso binario e in alcune tracce coprono addirittura la voce di Ben che risulta accennata, bassa, un sospiro, quasi a non voler disturbare il suono ma a lasciarsi a sua volta cullare da questa pulsazione che fa battere il cuore. E la chitarra? C’è, e non potrebbe essere diversamente: assoli e riff eseguiti soprattutto con la slide – chitarra hawaiana – che lo stesso Ben suona come solo lui sa fare, alla perfezione. Accanto a questi tre strumenti un buono spazio è lasciato anche alle percussioni, che in Fight for your mind spesso e volentieri rappresentano l’ultimo strumento, quello che chiude, in dissolvenza, la canzone.

Fight for Your Mind è costituito da quattordici tracce di varia durata, da poco più di un paio di minuti a oltre dieci, più precisamente 11:48 nel brano God Fearing Man. E la successione rispetta un ordine preciso, perché quello che viene raccontato nei testi è la storia di un uomo. Si passa da brani movimentati e in stile rock a brani che cullano al suono della voce calda di Ben.
Ascoltando il cd tutto d’un fiato – cosa che risulta inevitabile una volta messo in play – si nota moltissimo questa caratteristica ma non si prova fastidio perché i passaggi non sono bruschi, tutto è una lenta discesa e una dolce salita, un’onda che porta via in un mare di musica e parole che arrivano dritte al cuore.

Fight for Your Mind è una strada che si percorre e come tale cercherò di raccontarla in dettaglio nel prossimo articolo. Qui comincio con l’inserire la tracklist e alcune informazioni sull’album.

Tracklist:

1 - Oppression – 2:58
2 - Ground on Down – 4:53
3 - Another Lonely Day – 3:43
4 - Please Me Like You Want To – 4:55
5 - Gold to Me – 5:00
6 - Burn One Down – 3:31
7 - Excuse Me Mr. – 5:24
8 - People Lead – 4:13
9 - Fight for Your Mind – 4:06
10 - Give a Man a Home – 3:35
11 - By My Side – 3:34
12 - Power of the Gospel – 6:02
13 - God Fearing Man – 11:49
14 - One Road to Freedom – 4:14

Tutti i brani sono firmati da Ben Harper ad eccezione di Excuse me Mr. scritta in collabolazione con J.P. Plunier e Fight for your mind scritta insieme a Nelson, Mobley e Charles.

Musicisti:

Ben Harper – weissenborn, chitarra acustica, voce
Juan Nelson – basso
Oliver Charles – batteria
Leon Lewis Mobley – percussioni
Ervin Pope – hammond B3
Bob (Stiv) Coke – tampura, sarod, tabla

(continua)

Scritto da Mac La Mente

Tags : , , ,

 

Scientifica-mente – Giochi di logica e matematica

(13 commenti) | Commenta | Inserito il nov 24, 2008 in Blog, Scientifica-mente

«Tutti noi ogni giorno usiamo la matematica: per prevedere il tempo, per dire l’ora, per contare il denaro. Usiamo la matematica anche per analizzare i crimini, comprendere gli schemi, prevedere i comportamenti. Usando i numeri, possiamo svelare i più grandi misteri della vita!»
(Charlie Eppes, durante la sigla di ogni episodio di Numb3rs, serie tv)

Le parole di Charlie, il protagonista della serie Numb3rs, sono molto belle e se ci si ferma un attimo a pensare è in questo modo che si svolge la nostra vita: usiamo i numeri per raccontare e conoscere. I numeri ci accompagnano in lungo e in largo, solo grazie a loro siamo in grado di quantificare e renderci conto della grandezza degli oggetti che ci stanno intorno, dei dati presenti nei diversi sondaggi, di sapere chi ha vinto una partita di calcio (si contano i goal) o le elezioni (si contano i voti).
Ma i numeri non sono solo questo, possono farci compagnia e svagare. E’ con questo pensiero che sono nati tutti i giochi di logica e di matematica che ci vengono proposti dalle riviste. Il Sudoku, ad esempio, uno degli ultimi giochi inventati, si risolve inserendo secondo determinate regole i numeri da 1 a 9 all’interno di una schema: bisogna ricostruire la successione considerando la griglia in verticale, orizzontale e all’interno di un quadrato. Alcuni indovinelli non si potrebbero risolvere se non si scrivessero delle equazioni semplici in una o più incognite, così come non si potrebbero risolvere le successioni numeriche se non si conoscessero l’ordine dei numeri, le relazioni tra di essi e le operazioni aritmetiche; di esempi in cui il numero è il protagonista se ne potrebbero fare infiniti e inventarne di nuovi, perchè la matematica è ingegno ed essere geniali, in un modo e nell’altro, significa essere matematici…anche se non esperti!

I numeri non devono far paura, la matematica in generale non deve far paura perchè tutti son capaci di ragionare! Certo, c’è chi arriva prima alla soluzione e chi dopo, questo è normale, non solo perchè non siamo tutti uguali ma perchè ognuno di noi è predisposto verso una materia anziché un’altra. Resta comunque vero che è tutta una questione di esercizio. E allora? Come fare? Alleniamo la mente, manteniamola giovane con giochetti divertenti da fare in compagnia, giochetti per stupire i nosri amici e farli cominciare a pensare, è un passatempo che non richiede di essere matematici, un po’ furbi sì! ;)

Ci sono giochetti matematici complessi e alcuni più semplici, giochi che si possono fare anche da soli e successivamente riproporre, come ad esempio:

Completa la sequenza con altri due numeri:

1 – 1 – 2 – 3 – 5 – 8 – … – …

0 – 2 – 5 – 9 – 14 – 20 – … – …

oppure

Secondo quale ordine sono elencati i seguenti numeri?

54 – 5 – 18 – 2 – 94 – 7 – 33

Le soluzioni di questi esempi sono in fondo all’articolo.

L’universo dei numeri è in continua espansione e tante sono le varianti e tanti sono i libri dedicati alla logica, alla matematica e alla logica-matematica. Questo mese è stato pubblicato, per esempio, un libro intitolato Il matematico e il detective. Come i numeri possono risolvere un caso poliziesco, scritto da due autori, Devlin Keith e Lorden Gary, entrambi matematici e il secondo anche consulente scientifico della serie Numb3rs. Il libro parla di come i numeri, grazie alla possibilità di sviluppare algoritmi a più variabili, aiutino la polizia a risolvere casi complessi e a catturare i responsabili di attentati, rapine ecc.

Soluzioni delle sequenze proposte:

- I due numeri da inserire sono 13 e 21 perchè nella serie ogni numero è la somma dei due precedenti.
- I due numeri da inserire sono 27 e 35 perchè la serie è costituita dalla somma di numeri consecutivi crescenti. (0+2, 2+3, 5+4 …)
- I numero sono in ordine alfabetico.

Anche noi sul forum ci divertiamo con i numeri nel topic Giochi matematici

Scritto da Mac La Mente

Tags : , , ,

 

Libri – Lenin. Dalla Pravda a Prada: storie da una rivoluzione – di Anna Jampol'skaja e Marco Dinelli

(0 commenti) | Commenta | Inserito il nov 21, 2008 in Blog, In Libreria

A 17 anni dall’implosione dell’Unione Sovietica e nonostante la miriade di saggi, libri e articoli di storici e giornalisti che ce ne hanno raccontato la storia, la vita politica, lo spaventoso sistema autoritario e repressivo, poco o nulla sappiamo della vita quotidiana dei suoi abitanti. Come si vestivano, cosa mangiavano, cosa studiavano a scuola, che musica ascoltavano, quali erano i loro miti? Insomma, come vivevano i russi in Unione Sovietica?
Allo stesso modo poco sappiamo – anzi, fatte le debite proporzioni e considerando l’esistenza delle tv satellitari e di internet, forse ancora meno – della vita quotidiana in Russia negli anni Novanta e nei primi anni Duemila.

Il volume Lenin. Dalla Pravda a Prada: storie da una rivoluzione, scritto a quattro mani dalla studiosa russa di cultura italiana Anna Jampol’skaja e dallo studioso italiano di cultura russa Marco Dinelli, è un volume utile e prezioso, oltre che di gradevolissima lettura, perché ci aiuta a conoscere proprio questi aspetti trascurati, o poco conosciuti al di fuori della cerchia degli addetti ai lavori, del complesso pianeta Russia.

Si tratta infatti di un saggio divulgativo articolato in brevi articoli a sfondo autobiografico tesi ad accompagnarci in un viaggio nel tempo per mostrarci le varie sfaccettature della vita di tutti i giorni nella Mosca degli ultimi tre decenni.

I due autori ci portano in mondi che conoscono bene non solo per esperienza diretta – parlano di realtà in cui sono vissuti e che hanno vissute – ma che per ognuno di loro hanno anche significati particolari.
Infatti Anna Jampol’skaja nella prima parte, “La Russia ai tempi di Celentano (URSS)”, parla dell’Unione Sovietica della sua infanzia e della sua adolescenza negli anni ’70 e ’80.
E Marco Dinelli nella seconda parte, “Guerra fredda 2.0”, racconta la Russia post sovietica dove, per studio prima e per lavoro poi ha scelto di trasferirsi a vivere.

Questa peculiarità, insieme al fatto che gli autori non siano degli storici ma dei docenti di letteratura e traduttori, fa sì che il libro non sia solo un saggio ma anche una bella raccolta di racconti.
Tutti gli articoli sono costruiti e scritti come piccole cronache di vita vissuta, ora buffe, ora ironiche, ora stralunate, ora più amare e ciniche. Leggendole si ride, si riflette, si sorride, si scuote la testa, proprio come si farebbe sentendo raccontare da un bravo e vivace narratore le sue esperienze di vita quotidiana in un luogo dove non siamo mai stati.

Così, davanti ai nostri occhi vediamo scorrere, tracciate con tocco leggero e con quell’understatement che caratterizza tanta tradizione del racconto russo soprattutto del Novecento, le immagini di due mondi tra loro, allo stesso tempo, vicinissimi e distanti anni luce.

La Russia ai tempi di Celentano (URSS)
Il primo mondo, quello raccontato da Anna Jampol’skaja, è un mondo paradossale e contraddittorio dove l’ironia, l’umorismo e, soprattutto, una straordinaria arte di arrangiarsi e di fare di necessità virtù sono le uniche armi per sopravvivere.

Un mondo in cui, attraverso le sue parole, vediamo l’onnipresenza di statue, lapidi e immagini di Lenin; e quella delle lunghe file davanti ai negozi.
In cui sentiamo risuonare le note del “Lago dei cigni” ogni volta che muore un “pezzo grosso”; e in cui, insieme a lei e a milioni di altri bambini russi, ci annoiamo mortalmente il giorno dei funerali di Brežnev, costretti a seguire a scuola per un’intera giornata Il lago dei cigni e le cerimonie trasmesse dalla tv.

Un mondo in cui la vediamo partecipare alle “lezioni di lavoro” obbligatorie a scuola: i corsi dedicati alla preparazione del minestrone o alla riparazione del ferro da stiro; la pulizia della scuola; il tirocinio nelle fabbriche e nelle fattorie.
E se mentre la narratrice adolescente pulisce la scuola finiscono gli stracci, come lei non ci stupiamo se, per lavare la statua di Lenin dell’atrio, vediamo la bidella consegnarle come straccio un suo grosso, vecchio reggiseno.

Un mondo in cui, con l’autrice adolescente, siamo ossessionati dalla paura di una guerra e di un attacco nucleare e, a scuola, la vediamo seguire le lezioni di addestramento militare:
La maschera antigas non la sopportava nessuno. A scuola la mettemmo solo una volta ma fu più che sufficiente. [...]
Provate un po’ a immaginare la scena. Un’aula di scuola con una ventina di banchi. Dietro ogni banco, due allievi. Con la maschera antigas. Piccoli elefanti con una corta proboscide alla quale era attaccato un grosso barattolo verde. Silenzio totale, visto che quell’aggeggio impediva qualsiasi comunicazione. Per quarantacinque minuti. Addestramento militare.” (pp. 46 – 47)

Guerra fredda 2.0
Il secondo mondo, quello raccontato da Marco Dinelli, è un mondo più sfuggente e difficile da descrivere, molto più ambiguo e contraddittorio perché è un mondo in transizione, dove accanto al nuovo coesistono tanti aspetti del vecchio, in una duplice trasformazione da mondo sovietico a mondo degli oligarchi degli anni ’90; e da questo al mondo di Putin degli anni 2000.
Un mondo dove la caduta delle vecchie regole, insieme al grande entusiasmo iniziale per la libertà, la gioia di vivere, la scoperta della sessualità libera, ha portato anche a un’assenza di regole dove tutto sembra lecito. E all’esasperazione del mito dei soldi facili, della dolce vita, del lusso sfrenato, della megalomania degli arricchiti “nuovi russi” degli anni ’90.

E’ un mondo che, per dirla con le parole usate da Dinelli stesso in un’autointervista, ricorda molto il nostro visto in uno specchio deformante.
Quando leggiamo le sue descrizioni di uomini che si sono immensamente arricchiti in poco tempo e che non pagano le tasse; di ragazzi che si fanno comprare la patente e l’esame d’ammissione all’università dai genitori; di docenti universitari che non si fanno scrupoli ad accettare regali dai genitori degli studenti, come non pensare a quello che si legge sulle cronache giudiziarie italiane quando scoppia uno dei nostri tanti scandali?

Negli ultimi 30 anni tutto è cambiato ad una velocità sorprendente ma quello che rimane uguale e che rende unica la Russia in Europa, ci dice Dinelli, è la sua energia, la sua capacità di sognare e di avere il mito di se stessa:
Prima c’era stato il sogno del comunismo, poi, finito quel sogno, ne era cominciato un altro, quello dei soldi e della dolce vita. Poi si aggiungerà, più tardi, durante il primo decennio del nuovo secolo, quello della stabilità. E non ci si riesce a svegliare.
Però questa pulsione, quest’energia che si libera negli spazi sconfinati della Russia, terra, come l’America, di mitologie e megalomanie, questa capacità di sognare e di osare, dicevo, è una cosa che noi europei non abbiamo più
” (p. 170).

E cosa può illustrare meglio il sogno russo, il percorso della Russia da se stessa a se stessa, del mito dei propri uomini politici?
30 anni fa l’URSS viveva nel mito, più o meno imposto, di Lenin. Oggi in quello, orgogliosamente rivendicato, di Putin, il potente politico divenuto anche sex symbol per le donne russe..
In URSS le ragazze sognavano Adriano Celentano e ne cantavano le canzoni.
In Russia oggi le ragazze cantano una canzone che dice che vogliono un uomo come Putin.

Autori: Anna Jampol’skaja – Marco Dinelli
Titolo: Lenin. Dalla Pravda a Prada: storie da una rivoluzione
Editore: TEA 2008, Collana Neon!, pp. 186

Scritto da Vianne

Tags : , , , , , ,

 

Ambiente – Nucleare sì o no?

(2 commenti) | Commenta | Inserito il nov 18, 2008 in Blog, Dalla terra alla luna

E’ trascorsa una settimana dall’anniversario del referendum che ventun’anni fa – l’8 e il 9 novembre 1987 – interessò e mise gli italiani davanti alla scelta se continuare o meno sulla strada del nucleare e se far parte di quella cerchia di paesi (come la Francia) che ancora oggi producono, sviluppano e sfruttano questa fonte di energia.

L’argomento da allora non ha cessato di far discutere, tante e diverse sono le opinioni di fronte alla domanda “Nucleare sì o nucleare no?” e oggi, a distanza di tempo, è tornato di grande attualità. La posizione del nostro paese è divisa, c’è chi ha sempre sostenuto il nucleare ritenendolo in grado di produrre grandi quantità di energia e di soddisfare il fabbisogno e chi, invece, si è sempre opposto.
L’attuale governo e alcuni membri dell’opposizione, in particolare Pierferdinando Casini dell’UDC, si sono espressi a favore di un eventuale reinvestimento in questo tipo di energia.
E gli italiani cosa ne pensano? Dai risultati dei diversi sondaggi emerge che i cittadini sono divisi in due.

Secondo un sondaggio della Demos risulta che:

- 47% favorevole al ritorno del nucleare in Italia;
- 44% contrario al ritorno del nucleare;
- 9% non ha espresso opinioni.

Questi dati rappresentano l’esito a livello nazionale davanti alla prospettiva di centrali nucleari in Italia. Le percentuali cambiano – e di molto – davanti alla prospettiva di avere una centrale nucleare nella propria provincia: in questo caso diminuisce il numero dei favorevoli. L’opinione cambia anche in base alla fascia d’età. I giovani, in particolare tra i 25 e i 44 anni, sono i più sfavorevoli al ritorno del nucleare.

Ma il nucleare è davvero quella fonte di energia in grado di soddisfare il nostro fabbisogno? Una centrale nucleare è davvero così sicura? Le risposte a queste domande sono puramente personali ed in entrambi i casi mi permetto di dire no, spiegando naturalmente i motivi della mia posizione.

Innanzitutto, parlando di nucleare ripenso immediatamente al disastro di Černobyl’ e alle conseguenze che ancora oggi subiamo, perché le radiazioni nucleari non sono ancora esaurite, le polveri generate, pur essendo state assimilate dall’atmosfera ed essendo meno dannose di vent’anni fa, sono tuttavia presenti. Non solo, il nucleare comporta un impatto ambientale notevole, sia per le dimensioni delle centrali, mastodontiche, vere e proprie cattedrali nel deserto che rovinerebbero il già poco verde che abbiamo; sia per l’inquinamento generato dai materiali utilizzati per la loro realizzazione. Questa è la ragione del mio primo no.

Motivo più tecnico invece è la caratteristica principale del nucleare: non è una fonte energetica rinnovabile, non si trova in natura, va prodotta. I materiali che permettono di svilupparla sono altamente tossici – uranio, plutonio, torio – e immessi in determinate strutture vengono alterati nella loro forma atomica. Per produrre energia nucleare si “spezzano” gli atomi, e dalla loro successiva collisione nasce questa energia, in seguito immagazzinata in apposite strutture. L’alterazione molecolare, la fusione o fissione – come le chiamano gli scienziati – a seconda che si operi uno scontro o una unione, non è sempre un procedimento controllabile, la quantità di energia potrebbe non essere catturata a dovere e metterebbe a rischio l’incolumità dell’impianto e delle persone. Questa è la ragione del mio secondo no.

Un ulteriore e non meno importante aspetto da prendere in considerazione è che l’energia prodotta non soddisferebbe il nostro attuale fabbisogno, sarebbe troppo bassa.

Alla luce di tutte queste considerazioni sono contrario al nucleare in Italia e se avessi potuto votare quel famoso referendum, avrei votato no.

Riflessione conclusiva: mentre noi ci chiediamo se costruire o meno costose centrali nucleari, è di poche ore fa la notizia che la Francia progetta di realizzare entro il 2011 una centrale solare in ognuna delle sue regioni e di realizzare entro il 2020 oltre 6.000 centrali eoliche che andrebbero ad aggiungersi alle 2.000 già esistenti.
Fonte: Le Monde

Di nucleare parliamo anche sul forum nel topic Nucleare sì o no?

Scritto da Mac La Mente

Tags : , , ,