Pentagramma – The Queen and the Soldier di Suzanne Vega (1/2)

(0 commenti) | Commenta | Inserito il set 12, 2008 in Artisti, Blog, La musica del tempo

The Queen and the Soldier di Suzanne Vega (2/2) – Testo e traduzione

The Queen and the Soldier è una delle più belle canzoni della cantautrice statunitense Suzanne Vega. Uscita nel 1985 e contenuta in Suzanne Vega, lo stupefacente album di esordio dell’autrice, ha colpito da subito, per la sua grande intensità, l’attenzione di tutti gli appassionati di musica d’autore e di buona musica tout court, e ha contribuito a far conoscere e amare in tutto il mondo la brava e raffinata poetessa-musicista. Tutt’oggi è uno dei brani più richiesti e applauditi nei concerti e in tutte le esibizioni live di Suzanne Vega.

Ma che cos’è The Queen and the Soldier?
Innanzi tutto è una stupenda ballata costruita come un’antica canzone popolare. Una ballata ricca di fascino e di immagini sull’incontro, in un mondo senza tempo quale è quello delle fiabe e del folklore, tra un soldato che non vuole più combattere guerre di cui non capisce il senso e la sua giovanissima regina.
L’incontro tra i due personaggi avviene nel castello della regina, dove il soldato si reca per comunicare alla sovrana la sua diserzione e chiederle il perché della continue guerre.

Ma tra i due succede qualcosa, scocca forse una scintilla d’amore che spinge la regina, chiusa nella torre d’avorio del potere, isolata nel suo mondo solitario e infinitamente lontano dalla realtà, a svelare al soldato il suo segreto dolore per la vita che vive e che forse è obbligata a vivere proprio a causa del suo ruolo.
La Vega per parlare di questo dolore crea un’espressione suggestiva e bellissima: fa dire alla regina di avere ingoiato un filo segreto ardente che la taglia dentro e la fa sanguinare (“I’ve swallowed a secret burning thread/It cuts me inside, and often I’ve bled“).

Subito dopo, però, spaventata dal mondo reale che il soldato vuole farle vedere e, ancor più, dai sentimenti che sente emergere in se’ e che l’hanno spinta a svelare il suo segreto, e temendo per questo di perdere il suo potere (“But the crown, it had fallen, and she thought she would break/And she stood there, ashamed of the way her heart ached“), inganna il soldato e lo fa uccidere. E poi torna alla sua vita strana e soffocante (“the queen went on strangeling in the solitude she preferred“), descritta dalla Vega con l’efficace neologismo “strangeling“, coniato sull’aggettivo strange “strano” e sul verbo strangle “strangolare, soffocare”.

Tanti sono i significati e le suggestioni evocati dal bellissimo testo e sarebbe impossibile, oltre che ingiusto nei confronti della poesia e della sua autrice, pretendere di spiegarli tutti. Ne segnalo solo tre che rappresentano, a mio giudizio, i tre motivi centrali, i motori, della storia.

Il primo e più importante è il chiaro messaggio contro la guerra, che è qualcosa di assurdo e insensato, ordinato per passatempo da chi neppure sa cosa sia e la usa solo per sentirsi potente e per riempire il proprio immenso vuoto interiore.

Il secondo è rappresentato dalla lealtà e dal senso del dovere che spingono il soldato a parlare con la sua regina, ben sapendo che per questo potrebbe morire.
Lealtà e senso del dovere che sembrano invece mancare completamente alla regina. Anche se, probabilmente, sono proprio lealtà e senso del dovere – lealtà e senso del dovere astratti, verso il potere e verso il proprio ruolo e non verso le persone reali – a motivarne le azioni e a rappresentare il segreto dolore della giovane donna, “l’amaro calice” che ha dovuto ingoiare e che la obbliga a vivere una vita inautentica e irreale.

Ci sono infine le paure della regina: la paura dei sentimenti, la paura di vivere nella realtà e di perdere il potere sul proprio mondo, la paura di essere se stessa. Paure che la imprigionano e le fanno respingere l’offerta di libertà che le parole del soldato per un attimo hanno fatto balenare davanti ai suoi occhi.
Astratti doveri e paure che tutti noi in qualche modo conosciamo o abbiamo conosciuto in un momento della nostra vita. E forse proprio per questo la ballata ci cattura e ci affascinan tanto: perchè ci racconta qualcosa di noi.

Io ho segnalato tre punti, ma leggendo con attenzione il testo e, ancor più, lasciandosi catturare dalla malia della splendida musica e dal fascino dell’interpretazione di Suzanne Vega, tante e tante altre suggestioni nascono e risuonano in ognuno di noi.

Nel prossimo articolo inserisco il testo con la mia traduzione a fronte e un video dell’incantevole ballata.

Scritto da Vianne

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