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Personal-mente: Caro diario

27 Agosto 2008

Hai mai preso un foglio di carta e cominciato a scarabocchiare? E se le cose che hai scritto con la penna o con la matita non sono solo schizzi ma frasi, parole e pensieri riguardanti quello che hai fatto durante il giorno, le sensazioni che hai provato dopo che ti è successo qualcosa, sai che cosa significava? Hai scritto una pagina del tuo diario, un momento della tua vita.

Il diario in questi anni è uno dei pochi oggetti che, nonostante il trascorrere del tempo, resta lì, in attesa che qualcuno catturi l’attimo e racconti un proprio avvenimento. Linfa vitale per il diario.

Si è trasformato, è vero, non è più lo stesso per molti di noi. In passato è stato un quaderno, un libro segreto con il lucchetto ben custodito in qualche luogo, ora, visto e considerato lo sviluppo di questi ultimi anni, è diventato un supporto elettronico un blog, proprio come questo anche se gestito diversamente!

Il diario può cambiare forma, può contenere fatti più o meno personali ma quello che non cambierà mai è il suo scopo: catturare l’attimo. Attimo che si ripeterà e rivivrà a distanza di tempo ogni volta che la pagina verrà sfogliata, attimo che nel 2000 può essere condiviso con una comunità così vasta da essere inimmaginabile.
Sicuramente non è facile per tutti aprirsi, c’è a chi viene naturale e a chi no, per il semplice fatto di sapere che quello che verrà scritto in un luogo elettronico potrà essere letto da perfetti sconosciuti… un rischio o un piacere, dipende.

Caro Diario… generalmente si cominciava così anni fa, con questa formula magica di apertura ad un universo vasto come la mente e la propria vita.

Caro Diario, anche se non aggiornato quotidianamente, ce l’abbiamo anche noi sul forum in questa discussione. null

Scritto da Mac La Mente

Il disco del mese - Anime salve di Fabrizio De André

23 Agosto 2008

Iniziamo da questo mese una rubrica dedicata alla presentazione di quelli che a nostro giudizio sono album fondamentali e imprescindibili, vere e proprie pietre miliari della storia della musica. Quei dischi senza i quali la musica e probabilmente anche noi non saremmo gli stessi.
La rubrica, come dice il titolo, avrà cadenza mensile e sarà dedicata ad autori italiani e stranieri scelti in base ai gusti e criteri di chi scrive.

Per iniziare questa rubrica abbiamo scelto di rendere omaggio a colui che consideriamo il Poeta-cantautore per eccellenza della musica italiana: il nostro primo disco del mese è Anime salve di Fabrizio De André.

 

Potrebbe essere presentato in diversi modi e con centinaia di forme diverse l’album di cui vorremmo parlare oggi e continuare a farlo anche in futuro, ma nessun commento sarebbe alla sua altezza perchè il valore che possiede e l’artista che l’ha realizzato sono difficili da descrivere e da catalogare. L’album in questione è il tredicesimo e ultimo lavoro prima della scomparsa del grande Fabrizio De André e si intitola Anime Salve.

Anime salve è un lavoro cominciato ben due anni prima della sua pubblicazione, il tempo impiegato per realizzarlo è stato così lungo perchè De André ha riarrangiato più volte i vari brani, li ha arricchiti di suoni, particolari che solo con un attento ascolto è possibile “gustareâ€, non solo, grazie anche alle due partecipazioni e collaborazioni illustri presenti – quella di Piero Milesi, già suo collaboratore per “Le Nuvole†e di Ivano Fossati, coautore della maggior parte dei testi e voce nei brani Anime Salve e A cùmba – il lavoro finale è davvero di altissimo livello ed entra a pieno titolo in quegli album fondamentali da ascoltare per chi ama la musica cantautorale italiana e la scuola genovese.

E’ un album intenso, un lungo percorso cominciato anni prima con Crêuza de mä che trova in Anime salve una degna continuazione. Di natura multietnica, i brani sono diversi tra loro ma hanno un filo conduttore. L’ascolto non può che essere continuo, un peccato interromperlo, ci si fermerebbe a metà del viaggio.

Ben nove sono le tracce presenti:

  • Prinçesa
  • Khorakhanè (a forza di essere vento)
  • Anime salve
  • Dolcenera
  • Le acciughe fanno il pallone
  • Disamistade
  • A cùmba
  • Ho visto Nina volare
  • Smisurata preghiera

Il filo conduttore è quello degli “spiriti solitariâ€, i più vicini a De André, quelle figure presenti in molte altre canzoni e album del cantautore genovese. Prostitute, marinai, pescatori, popolazioni nomadi ma anche questioni di onore, trovano in Anime Salve uno scrigno che le contiene magnificamente e le fonde in un’alchimia unica e irripetibile.

Da molti considerato il testamento spirituale e musicale dello stesso Fabrizio De André – ricordiamo infatti che è l’ultimo album da lui registrato prima della scomparsa – Anime salve rappresenta ancora oggi un punto di partenza e non di arrivo, una strada – “la cattiva strada†- che De André ha percorso e attraverso la quale continua ad accompagnarci ogni volta che si ha la fortuna di ascoltarlo. Anime salve è “per chi viaggia in direzione ostinata e contraria†e non si ferma mai, non si preoccupa di non essere capito, ma va avanti mantenendo intatto il suo pensiero.

Un’analisi dettagliata dei brani si trova sul forum a questo link nel topic dedicato a Fabrizio De André â€Volammo davvero con…Fabrizio De Andréâ€.

Scritto da Mac La Mente

Spadellando - I Baci di dama

21 Agosto 2008

Patiti della tavola? Dei dolci o di altri piatti? Se la risposta a queste domande è sì! allora potrebbe far piacere una ricetta di un dolce molto appetitoso, una ricetta preparata e provata da una persona presente nella comunità di Libera-mente.
Questa volta assaggiamo tutti insieme i Baci di dama!
Questa e altre ricette sono presenti nella discussione Spadellando - Frutta e Dolci.

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Ingredienti:

100 gr di nocciole
100 gr di zucchero più un cucchiaio
150 gr di farina OO
100 gr di burro
100 gr di cioccolato fondente al 70%

Preparazione

Ho tritato 100 gr di nocciole (va bene il frullatore) e vi ho aggiunto un cucchiaio di zucchero. Ho fatto sciogliere a fuoco bassisssssimo 100 gr di burro che ho versato in una zuppiera. Sopra il burro ho versato le nocciole, 150 gr farina 00 setacciata e 100 gr zucchero. Ho mescolato con un cucchiaio di legno e con le mani ho fatto delle palline che ho posizionato sulla teglia con della cartaforno.

Ho messo in forno (già acceso da almeno 10 min) ventilato per 25 min a 140°.

Ho tolto dal forno e fatto raffreddare. Una volta raffreddati ho preso 100 gr di cioccolato fondente al 70% Lindt (mai usare cioccolati ciofeca quando si fanno i dolci perché ne risente il sapore), li ho grattuggiati con la mezzaluna e ho fatto fondere a bagnomaria. Ho tolto il pentolino contenente il cioccolato dalla pentola che lo conteneva (per fare il bagnomaria appunto) e ho fatto riposare 20 min. Ho poi unito i biscottini a coppia usando il cioccolato come “collante”

Si possono fare anche con le mandorle al posto delle nocciole.

Scritto da Chantilly

Informatica - Accessori e gadget USB

16 Agosto 2008

In questi ultimi anni, soprattutto da quando il computer è riuscito ad entrare nelle case delle singole persone ed è diventato di uso quotidiano, si è verificata una crescita esponenziale, dettata anche dalla necessità, dei diversi dispositivi dotati di porta USB. Questi dispositivi: stampanti, macchine fotografiche, unità di memorizzazione di facile trasporto, ecc hanno permesso alle singole case costruttrici di sbizzarrirsi sempre più e di adattare a forme bizzarre l’utilità che comunque l’USB continua a conservare.

Nata come protocollo di comunicazione (Universal Serial Bus = USB) tra i diversi dispositivi, l’USB è caratterizzata da una facile interfaccia visiva – si riconosce subito un ingresso non appena ci si ritrova davanti un computer – e da una gestione di tipo plug-and-play ovvero “inserisci e giocaâ€. Questo perché attualmente qualsiasi dispositivi USB viene riconosciuto dal sistema operativo, che installa all’interno e in automatico un driver necessario al suo funzionamento.

Diverse sono le evoluzioni che l’USB ha visto e subito in questi anni, la più importante è legata alla velocità di trasferimento dei dati grazie all’utilizzo di protocolli che permettevano un aumento di prestazioni. Si è così passati da una USB 1.1, la cui velocità era di 12 Mbit/s, alla USB 2.0 con una velocità di 480 Mbit/s.

Cosa significa questo?
Ad esempio: per scaricare 1 fotografia da una macchina digitale sul proprio computer, ipotizzando che la foto sia della grandezza di 1 Mbyte, erano necessari 0,6 secondi mentre utilizzando una USB 2.0 il trasferimento è praticamente immediato, un tempo così piccolo da non accorgersene nemmeno!

Il simbolo che indica un’entrata USB è questo:

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E ogni macchina (pc) ne possiede da due in su, in quanto anche i mouse o le tastiere o i modem per collegarsi ad internet (con ADSL) sfruttano questo accessorio. Non solo, l’USB è utilizzata per memorizzare dati e le case, oltre a costruire le classiche chiavette di tradizionale forma rettangolare, si sono sbizzarrite a creare unità di memorizzazione dalle forme stravaganti che comunque non alterano l’utilizzo finale. Ad esempio: una chiavetta a forma di panino:

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Inoltre la presenza dell’USB ha portato allo sviluppo di gadget, collegabili al pc, che non hanno alcuna funzionalità ma che rappresentano un simpatico passatempo. Per esempio il topolino che va in bicicletta:

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Sul forum c’è un topic, ricchissimo di immagini, dedicato a questo argomento dove sono presenti oltre al topolino e al panino anche altri gadget. Chi fosse interessato a vederle le trova qui: Tutto quello che vorresti collegare alla usb.

Scritto da Mac La Mente

Profilo di Nikita Michalkov (3/3)

13 Agosto 2008

Alla ricerca delle radici (1990 - 1998)

Gli anni ‘90, iniziati con la caduta del Muro di Berlino e la successiva implosione dell’Unione Sovietica, vedono Michalkov attivamente impegnato sul fronte politico su posizioni fortemente nazionaliste. Posizioni che in qualche modo, sublimate dalla sua poetica elegiaca e filtrate da una lirica estetica del paesaggio, si riverberano anche sulla sua produzione cinematografica di quegli anni. Nei film di questo decennio il regista si volge al passato e alla natura del suo paese, di cui racconta alcuni momenti topici e che mostra nella grandiosità dei suoi paesaggi. Continuando il suo ideale viaggio sentimentale iniziato negli anni ‘70 e ora dedicato alla ricerca delle radici della “grande madre Russia”.

Dopo il grande successo di Oci ciornie la Fiat assegnò a Michalkov la realizzazione di un film pubblicitario per il lancio della Tempra. Quello che avrebbe potuto essere uno stucchevole spot, nella mani di Michalkov divenne invece la storia quasi fiabesca di un viaggio nella sconfinata natura russa, il mediometraggio on the road L’autostop - Elegia russa (Avtostop, 1990) .
Ambientato nello stesso anno di uscita, racconta di un uomo che, dopo aver attraversato l’Europa su un Fiat Tempra, arriva in Russia. Qui da’ un passaggio a un’autostoppista, una donna incinta che deve andare in ospedale a partorire. Durante il viaggio i due sono seguiti in moto dal marito della donna e lo spot si trasforma nella storia del rapporto tra le 3 persone, la loro corsa contro il tempo per arrivare in ospedale e l’immensa profondità delle grandi foreste innevate russe che stanno attraversando. La corsa non riesce e, nella notte piena di neve, i due uomini dovranno improvvisarsi ginecologi per aiutare la donna a partorire. Dimostrando così che la macchina della Fiat è adatta, oltre che ai lunghi viaggi, anche a far nascere bambini.

Anche il film successivo è una sorta di viaggio esotico e fiabesco in un mondo dove la vera protagonista è la natura e dove uomini e donne, anche quando parlano lingue diverse e provengono da civiltà e tradizioni diverse, sanno capirsi e sanno come aiutarsi l’un l’altro. Girato interamente in Mongolia e coprodotto da Francia e Unione Sovietica, Urga - Territorio d’amore (Urga, 1991) è prima di tutto una splendida dichiarazione d’amore alla steppa e alle tradizioni millenarie dei suoi abitanti. E poi una dolente constatazione che natura e tradizioni stanno scomparendo, inghiottite da strade e ciminiere e da una modernizzazione che non significa solo miglioramento.
Ambientato negli anni ‘70 nella Mongolia cinese, racconta la storia di un pastore che vive con la moglie, i tre figli e la nonna in una tenda nella steppa, in armonia con la natura e seguendo le abitudini, le tradizioni e i ritmi millenari della sua gente. L’unico segnale di modernità è l’eco della rigida politica demografica cinese che rende difficili i rapporti del pastore con la moglie per paura di nuove e vietate gravidanze. Un giorno il pastore aiuta e ospita un camionista in panne, un russo che lavora per un’impresa che sta costruendo una strada nella steppa. Nonostante le profonde differenze, i due uomini si capiscono e il russo, per dimostrare riconoscenza al suo nuovo amico, gli propone di aiutarlo a risolvere i suoi problemi con la moglie accompagnandolo in città a comprare dei miracolosi ritrovati contro le gravidanze inattese, dei profilattici. Che però il pastore, arrivato in città, si vergognerà di comprare e acquisterà invece un televisore.

Il film vinse il Leone d’oro a Venezia e il Premio dell’Accademia Cinematografica Europea per la miglior regia, oltre ad ottenere la nominatione per l’Oscar come miglior film straniero.

Urga fu l’ultimo film sovietico di Michalkov. Nel 1991 cessò di esistere l’Unione Sovietica e questo evento, oltre a cambiare radicalmente il volto geopolitico dell’Europa e del mondo, segnò un imprescindibile punto di svolta per la cultura del paese. Se, con l’unica significativa eccezione di La parentela, il regista aveva cercato nella letteratura e nella profondità della natura una risposta psicologica, romantica e nostagica alla profondissima crisi morale e d’identità, prima ancora che politica, che da almeno un decennio scuoteva l’URSS, dopo il cataclisma del ‘91 cercherà le risposte nell’unico luogo dove sa di poterla trovare: in un viaggio a ritroso nella storia del suo paese.

Il primo film post-sovietico di Michalkov fu un particolare e interessante esperimento, un film-documentario bello e originale dove il regista, a partire da un particolare punto di vista familiare e privato, osserva e racconta l’ultimo decennio dell’URSS.
Anna 6 - 18 (Anna ot 6 do 18, 1993 ) è una lunga intervista, realizzata nel corso di 12 anni, dal 1980 al 1991, alla figlia Anna. Ogni anno, da quando Anna aveva 6 anni fino a quando ne avrà 17, il regista le rivolge le stesse domando sui suoi desideri e paure, su cosa ama e cosa detesta. E, attraverso le sue risposte, ci mostra non solo le trasformazioni della bambina che cresce e diventa giovane donna, ma anche le trasformazioni che stanno scuotendo il paese e che, inevitabilmente, si riflettono sulle coscienze delle persone. Il film, che ha solo 3 personaggi - Michalkov, la moglie Nadežda e la figlia Anna - è intervallato da scene di vita familiare, da scene di film del regista e da significativi spezzoni di documentari e telegiornali degli anni ‘80 a mostrare che cosa accadeva in URSS, mentre la voce narrante di Michalkov commenta, racconta quegli anni e ricorda la storia della sua famiglia e del suo paese.

L’anno seguente uscì Sole ingannatore (Utomlennye solncem, 1994) il film più politico e più drammatico di Michalkov, un viaggio negli anni più bui della storia sovietica: gli anni delle grandi purghe staliniane che, alla vigilia della seconda guerra mondiale, decimarono, sulla base di accuse totalmente inventate e inconsistenti, l’intera generazione di militari, politici e intellettuali - oltre a decine e decine di migliaia di comuni cittadini - che avevano fatto la Rivoluzione d’Ottobre.
Il film, una coproduzione franco-russa, è dedicato “a tutti coloro che sono stati bruciati dal sole dalla rivoluzione” e il regista, quasi a voler sottolineare l’importanza che il tema e il film rivestono per lui, per la prima volta sceglie di interpretare non un ruolo secondario ma quello del protagonista.
Ambientato nell’estate del 1936 nella casa di campagna di un colonnello dell’Armata Rossa, uomo autorevole e amato, uno di coloro che hanno fatto la Rivoluzione e crede fermamente nella possibilità di costruire un paese nuovo e migliore, il film, nella prima parte, racconta la tranquilla vita di villeggiatura della famiglia del colonello e dei suoi amici. Un delizioso e idilliaco quadretto di vita domestica immersa nello splendido paesaggio di boschi di betulle e praterie, durante una languida estate apparentemente fuori dal tempo e dalla storia. Ma il tono del film comincia lentamente a cambiare con l’arrivo improvviso di un caro amico del colonello. Amico che, in realtà tale non è. L’uomo infatti fa parte della polizia politica segreta staliniana e non è arrivato per una visita di piacere ma per arrestare il colonello accusato da Stalin di “alto tradimento”. E lentamente la storia e la violenza degli anni più tragici della dittatura subentrano al clima di idillio, fino a travolgerlo completamente nel drammatico finale.

Il film vinse tre premi:
- l’Oscar come miglior film straniero nel 1995
- ill Gran Premio della Giuria al festival di Cannes
- il Premio della Giuria Ecumenica al festival di Cannes

Dopo la drammatica incursione nel periodo più nero della storia russa, Michalkov prosegue il suo viaggio storico e geografico alla ricerca di radici e di risposte. Risposte che sembra trovare in una nostalgica e spettacolare rievocazione di quella che lui ritiene essere una sorta di “età dell’oro della Russia”, la Russia dei tempi dello zar Alessandro III.
Zar non a caso interpretato in un cameo dallo stesso regista nel suo film scenograficamente più ambizioso e costoso, Il barbiere di Siberia (Sibirskij cirjul’nik, 1998) un colossal di 3 ore, coprodotto da Russia, Francia, Italia e Repubblica Ceca, e interpretato tra gli altri da due star hollywoodiane, Richard Harris in un ruolo secondario e Julia Ormond nei panni della protagonista.
Ambientato a Mosca e in Siberia nel 1885, racconta la storia d’amore tra un cadetto dell’esercito zarista e un’avventuriera americana. La ragazza, arrivata a Mosca sotto le mentite spoglie di figlia di un inventore americano, ha in realtà il compito di sedurre un generale affinchè firmi il contratto di acquisto della bizzarra invenzione del suo supposto padre, una specie di gigantesca sega a vapore per tagliare alberi, detta appunto “il barbiere di Siberia”.
Sullo sfondo di una Mosca - insieme all”anima russa”, vera e assoluta protagonista del film - scintillante di neve, balli, feste, case di lusso, grandi bevute, duelli e grandi scazzottate, si consuma l’amore impossibile delle coppia. Impossibile perchè il generale si innamora dell’americana e la corteggia apertamente, suscitando la gelosia del cadetto che, ubriaco, lo aggredisce e per questo viene arrestato e condannato ai lavori forzati in Siberia. Vent’anni dopo…

Il film, nonostante l’enorme budget a disposizione e la sua sontuosa ricchezza, è stato molto contestato dalla critica e molti lo considerano l’opera meno riuscita di Michalkov, che forse non ha colpito nel segno perchè ha messo troppo. Troppa ricchezza, troppa favola, troppi paesaggi, troppe scene di massa, insomma, troppa magniloquenza e grandiosità hollywoodiana perchè un film europeo potesse riuscire veramente.

Dopo questo colossal non usciranno altre opere del regista per ben nove anni, fino al 2007, quando Michalkov torna sugll schermi col suo 12 (vedi nostra recensione), acclamatissimo da critica e pubblico e che, presentato al Festival di Venezia, gli vale il Leone speciale alla carriera.

Ma in tutti questi anni il regista non è stato fermo. Ha lavorato come attore, ha prodotto film di giovani registi e, soprattutto, ha lavorato e sta lavorando da tempo a quello che, stando alle sue dichiarazioni, sembrerebbe essere il suo film più impegnativo e ambizioso, Sole ingannatore 2, attualmente in fase di post produzione e che dovrebbe uscire alla fine di quest’anno o nel 2009.
A quanto si sa, si tratterà di un film di guerra, ambientato in Russia tra il 1941 e il 1943 e, dalle interviste rilasciate da Michalkov, vorrebbe essere una sorta di risposta russa a Salvate il soldato Ryan di Spielberg.

Profilo di Nikita Michalkov (1/3)
Profilo di Nikita Michalkov (2/3)

Scritto da Vianne



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